Legende
Ovest Europa

Un gesto gentile

level 2
Difficoltà **
Temi : Eroi

Riassunto: Un giovane compie un gesto di gentilezza verso uno sconosciuto morto. Rimasto povero a causa della sua generosità decide di diventare marinaio. Molti anni più tardi ormai ricco si imbatte nella figlia del sultano, rapita dai pirati. Per riscattarla perderà tutte le sue ricchezze. I due si sposano ma lei viene nuovamente rapita. Per ritrovarla si mette in mare con uno strano vecchio. Lo stesso verso il quale aveva compiuto quel suo primo atto di generosità.

C’era una volta un ricco mercante, un giorno chiamò il figlio Giovanni e gli disse:

È giunto il momento che tu vada in giro per il mondo a cercare fortuna. Ti darò settemila scudi con cui cominciare la tua carriera.”

Il giovane ringraziò il padre, lo abbracciò e partì.

Giunto però vicino al porto dove era intenzionato a comprarsi una nave e un equipaggio, vide il cadavere di uomo.

Le persone che gli passavano accanto lasciavano cadere una monetina in un piattino che l’uomo inconsapevolmente stringeva tra le dita.

Il giovane incuriosito domandò perché nessuno seppellisse quel poveretto e così gli venne risposto che quell’uomo aveva fatto molti debiti e finché non li avesse ripagati tutti sarebbe rimasto lì a raccogliere i soldi necessari.

Il giovane si impietosì e disse di chiamare i debitori dell’uomo che a saldare i suoi debiti ci avrebbe pensato lui e subito ordinò che venisse sepolto.

Una lunga fila di persone si presentò l’indomani ognuno a pretendere una cifra, così moneta dopo moneta il giovane diede fondo ai suoi averi.

Rimasto povero decise di imbarcarsi su una nave mercantile.

Passarono i mesi e gli anni e il giovane si era fatto valere al punto di essere divenuto ricco e proprietario della nave.

Un giorno mentre stavano navigando in acque lontane incrociarono una nave pirata.

I due equipaggi si sfidarono e la nave del giovane ebbe la meglio.

Tra i tesori però non vi erano soltanto denaro e pietre preziose ma anche la bellissima figlia del Sultano.

Giovanni se ne innamorò all’istante e decise di lasciare la vita di marinaio per sposare la fanciulla e vivere con lei sulla terra ferma.

I marinai avrebbero in realtà voluto venderla ma il giovane fu risoluto e per convincerli rinunciò alla nave e a tutti i denari che nel tempo aveva guadagnato.

I due si sposarono e vivevano felici sebbene in povertà.

Per mantenersi la Principessa che era molto brava a disegnare faceva dei deliziosi quadretti che Giovanni andava a vendere al mercato.

Un giorno tra la folla del mercato il giovane sentì montare un brusio spaventato e vide comparire tre grossi giannizzeri con i loro pantaloni a sbuffo e scimitarre in mano.

Si aggiravano guardinghi, attenti ad ogni dettaglio che potesse condurli sulle tracce della Principessa rapita.

Giunti davanti a Giovanni riconobbero subito i disegni della figlia del Sultano e preso il giovane per il bavero della camicia lo costrinsero a portarli dalla sua sposa.

A niente servirono le grida e le recriminazioni, e messa la fanciulla dentro un sacco lasciarono il povero Giovanni a terra più morto che vivo.

Appena si fu ripreso senza perdersi di animo, corse al porto in cerca di una nave per poter inseguire quella del Gran Visir, ma non c’erano navi in partenza e se c’erano andavano in altre direzioni.

Giovanni era disperato.

Seduto sul molo con la testa tra le mani si sentì toccare la spalla.

Un vecchio di età indefinibile gli stava sorridendo.

“Non ti crucciare ti aiuterò io,” disse il vecchio “non ho una nave ma una solida barca e vedrai che con un po’ di fortuna riusciremo a ritrovare la tua sposa.”

Poi aggiunse:

Quel che ti propongo mio caro amico

È un patto che si basa su un ricordo antico.

Da oggi le nostre vite saranno legate

E gioia e tristezza in parti uguali dimezzate.

Abbi fiducia in queste mie generose dita

Che troveranno la giusta soluzione alla tua vita

Del destino seguiranno il disegno

Finché avrò pagato il mio remoto pegno.”

Concluse il vecchio mentre lo aiutava a salire sulla piccola imbarcazione e porgendogli un po’ della sua cena.

Navigarono per giorni e giorni, pescando e dividendo sempre tutto finché finalmente giunsero sulla terra del Sultano.

Appena sbarcati sulla spiaggia, nascosero la barca e si presentarono alle porte del palazzo dicendo che cercavano lavoro.

“Abbiamo bisogno di giardinieri.” Gli fu risposto.

“Siamo ottimi giardinieri.” Dissero e vennero messi a lavoro nei grandi e magnifici giardini del Sultano.

Giovanni si occupava dei tulipani e delle rose e mentre lo faceva cantava.

Da dietro le gelosie delle sue finestre la Principessa ascoltava rapita riconoscendo in quella voce quella del suo amato, così chiese alle sue damigelle di farsi portare una gerla di fiori.

Giovanni scelse i più belli e le più profumate tra le rose.

Ogni giorno una cesta piena di fiori meravigliosi entrava nelle stanze della Principessa.

Così un giorno prima che damigelle scendessero a prendere la cesta, Giovanni vi si nascose e il vecchio lo ricoprì di fiori perché non lo vedessero.

Appena giunto dalla Principessa sbucò fuori.

Vi furono baci e abbracci, ma Giovanni disse che ci sarebbe stato tempo in un altro momento ma che ora era il tempo di organizzare la fuga.

Preparati abiti e un baule pieno di denari e gioielli, attesero la notte per scendere sulla spiaggia, dove ad attenderli c’era il vecchio.

“Io non vengo.” Disse allora l’anziano giardiniere.

“Come non vieni che vai dicendo?” Chiese Giovanni.

“Il mio compito finisce qui, il mio debito con te è saldato.”

“Debito? Quale debito?” Gli domandò perplesso Giovanni.

“Io sono quel vecchio uomo morto che un giorno, tu aiutasti con tanta generosità. Per quel gesto gentile e caritatevole che io oggi sono qui ad aiutarti.”

Poi abbracciò i due giovani e sparì.

La barca solcò il mare per giorni spinta da un vento favorevole finché giunsero sulla loro terra.

Ad attenderli c’era il vecchio padre di Giovanni.

Così ricchi e felici vissero e prosperarono molti anni ancora… in altre parole vissero tutti felici e contenti.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Bela Fronte, N°45 vol. I; da: ANTONIO IVE, Opuscolo per le nozze Ive-Lorenzetto, contenente quattro fiabe istriane, N°3, BIELA FRONTE, (1877, Vienna)

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.