Fiabe
Ovest Europa

Senzanima

level 2
Difficoltà **

Riassunto: Un giovane in cerca di avventure riceve in dono da quattro animali degli amuleti che gli consentono di trasformarsi in animali invincibili. Grazie a questo potrà sconfiggere un potente mago e salvare la principessa tenuta prigioniera.

C’era una volta un ragazzo di nome Ettore.

Fin dalla sua più tenera età si era dimostrato un bambino curioso delle cose del mondo.

Ogni giorno chiedeva alla madre di poter partire in cerca di avventure.

La madre però gli rispondeva che avrebbe potuto partire a patto soltanto di abbattere con un calcio gli alberi dietro casa.

Così Ettore si allenava a saltare sugli alberi per dimostrare la sua forza e per anni gli unici risultati furono escoriazioni, lividi e qualche bernoccolo.

Un giorno che sembrava uguale a tutti gli altri, Ettore prese la rincorsa e, a piedi pari saltò sul tronco del primo cipresso.

Stavolta però, invece di rimbalzarci sopra come sempre, si udì un forte rumore e l’albero sotto quel calcio potente, cadde al suolo abbattuto.

La madre capì che era giunto il momento e lasciò che Ettore partisse.

Lo abbracciò e gli augurò buona fortuna.

Cammina, cammina Ettore giunse in città, dove in quel momento si agitavano intorno ad un bellissimo destriero numerose persone.

Il cavallo che si chiamava Tumulto, era il cavallo del Re.

Era un animale meraviglioso ma nessuno riusciva a domarlo.

Tumulto irrequieto, scalciava e nitriva furioso.

Ettore osservandolo da dietro la folla, capì che in realtà, quel magnifico e poderoso animale aveva paura della propria ombra, si fece avanti e disse: “Maestà, se mi permettete vorrei provarci io!”

Il Re, dato che nessuno era riuscito nell’intento, decise di concedere un’opportunità anche a quel giovane sconosciuto.

Ettore si avvicinò all’animale, lo accarezzò dolcemente per rassicurarlo pronunciando parole gentili nel suo orecchio, poi girandolo con il muso verso il sole in modo che non potesse vedere la sua ombra, vi salì in groppa e lo spinse a cavalcare fuori dalle mura.

Quando fecero ritorno Tumulto era domato e mansueto ma l’unico che potesse montarlo era Ettore.

Il Re ammirato da tanto valore volle che Ettore divenisse un dei suoi fedeli servitori.

La benevolenza del Re suscitò le invidie negli altri, che cominciarono a pensare ai modi migliori per liberarsi di Ettore.

Molti anni prima il Re aveva perduto una figlia.

Un Mago potente e crudele, l’aveva rapita portandola in qualche luogo sconosciuto e lontano.

Per quanti avessero provato a cercarla nessuno aveva fatto ritorno.

Il Mago era conosciuto da tutti con il nome di Senzanima, non solo per le tante storie che parlavano della sua crudeltà ma perché si diceva che fosse immortale e che per questo non avesse un’anima.

Un giorno giunsero all’orecchio del Re, le voci che Ettore si vantava di poterla riportare sana e salva.

Il Re lo fece chiamare, Ettore non ne sapeva niente, erano voci messe in giro dai servitori invidiosi, ma vedendo la speranza negli occhi di quel padre, non seppe tirarsi indietro e salito in groppa a Tumulto partì senza altri indugi.

Mentre passavano attraverso il bosco si sentì chiamare: “Giovane, giovane abbiamo bisogno del tuo consiglio. Abbiamo trovato questa carcassa e ora dobbiamo dividercela equamente, vorremmo che ciascuno di noi avesse la parte che gli spetta.”

Ettore vide quattro animali, un grosso leone dalla folta criniera, un cane dal corpo agile e scattante, un’aquila dalle ali possenti e una minuscola formica.

Se ne stavano seduti di fronte ad un asino morto.

Ettore sguainò la sua spada e cominciò a suddividerlo in pezzi.

“A te formica spetta, la testa, perché così ne ricaverai una casa dove abitare e avrai cibo in quantità.”

Tagliò le zampe e le dette al cane:“Tu cane avrai le zampe: ossa da rosicchiare!”

“A te aquila do le interiora e al leone che di tutti è il più grande, darò il busto perché possa sfamarsi a lungo.”

Gli animali si inchinarono a quelle decisioni così ponderate e sagge.

“Poiché sei stato un buon giudice, vogliamo farti dono di questi amuleti: un artiglio per trasformarti nel leone più feroce e forte del mondo. Una piuma per divenire l’aquila più maestosa, i baffi del cane per essere il più agile e veloce e una zampetta della formica per tramutarti nella più piccola delle creature. A tempo debito questi doni ti torneranno utili.”

Augurandogli buon viaggio, si misero a mangiare ciascuno la sua parte.

Ettore cavalcò per alcune ore ma la sua curiosità su quegli amuleti era talmente tanta che appena fu sicuro di trovarsi abbastanza lontano cominciò a provare l’artiglio, la piuma, i baffi e la zampetta tramutandosi così velocemente nell’uno e nell’altro animale che a volte si trovava ed essere una formica con la criniera o un’aquila con la coda scodinzolante:

LEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICALEONECANEAQUILAFORMICA… ETTORE.

Soddisfatto riprese il suo viaggio.

Dopo alcuni giorni giunse finalmente in prossimità dei possedimenti del Mago Senzanima.

Su un fitto bosco svettava alta e minacciosa la sagoma scura del castello.

Ettore vi girò intorno e vide che non aveva porte ma sole piccole feritoie nelle torri più alte.

Stretta la piuma dell’aquila si trasformò nell’animale possente e spiccò il volo verso quelle alte torri.

Volteggiando giunse fino ad una finestra dalla quale poté osservare una fanciulla addormenta.

Subito si trasformò in formica e penetrò nella stanza.

La fanciulla era la più bella che avesse mai visto e per un po’ rimase ad ammirarla incantato.

Con dolcezza la svegliò.

La Principessa in un primo momento si spaventò ma vedendo l’aspetto gentile del giovane si tranquillizzò.

“Come hai fatto ad arrivare fin qui?” Gli chiese meravigliata.

“È una lunga storia ma adesso non abbiamo tempo… sono qui per conto di tuo padre. Per uccidere il Mago e riportarti a casa.”

“Nessuno lo può uccidere!” Disse sconsolata la Principessa.

“Sono certo del contrario forse semplicemente nessuno sa come farlo, prova a domandarlo a lui!” Le disse.

In quel momento si sentirono rumori di passi, era il Mago Senzanima che andava a visitare la sua prigioniera.

Ettore si fece nuovamente formica e si mise in ascolto.

La Principessa accolse Senzanima con uno sguardo velato di lacrime.

“Sono tanto preoccupata, in questi anni in molti hanno tentato di riportarmi a casa mettendo a repentaglio la tua vita. Io so che sei un Mago potentissimo ma a volte il mio cuore mi dice che anche tu hai un punto debole e forse qualcuno prima o poi potrebbe scoprirlo e ucciderti.”

“Sono davvero commosso per il tuo interesse e sì, è vero anch’io ho un punto debole ma, dubito che qualcuno possa mai scoprirlo.” Rispose il Mago con voce sicura. “E anche se qualcuno lo scoprisse, nessuno potrebbe uccidere il grosso leone nero che si aggira laggiù nel bosco.”

“E se ci riuscisse?” Chiese trepidante la Principessa.

Trepidazione che il Mago scambiò per preoccupazione…

“Se anche ci riuscisse, da quel Leone uscirebbe un cane nero, agile e veloce ma se anche qualcuno riuscisse a uccidere anche il cane, da quel cane sortirebbe un’aquila nera la più maestosa e terribile che si sia mai vista…”

“E se qualcuno la uccidesse?” Chiese ancora la Principessa

“È impossibile!” Disse il Mago più a rassicurare sé stesso che la Principessa.

“Se qualcuno fosse capace di ucciderla,” disse riprendendo il suo tono sicuro e sprezzante, certo che nessuno potesse sentire quella spiegazione, “dovrebbe aprirle la pancia, prendere l’uovo nero che racchiude la mia anima e rompermelo sulla mia fronte!”

“Adesso mi sento più sicura, nessuno potrebbe senz’altro superare tutte queste prove.”

Ettore intanto ripresa la sua forma di aquila tornò nel bosco dove subito si fece leone.

Sotto quella forma si mise ad aggirarsi nel bosco finché non incontrò il grosso leone nero.

Subito si sfidarono ma Ettore che era il leone più forte del mondo in un attimo lo sbranò.

Il Mago disse di non sentirsi bene.

Dalla pancia del leone nero uscì un cane nero che rapido come il vento scomparve tra gli la fitta vegetazione.

Ettore si tramutò nel cane più veloce dl e mondo e in quattro balzi gli fu sopra e con un morso ne dilaniò il corpo.

Il Mago cadde a terra e la Principessa fu costretta ad accompagnarlo a letto.

Un’aquila nera dispiegò le ali e spiccò il volo dal corpo del cane.

Rapido Ettore presa la sua penna tramutandosi nell’aquila più maestosa.

Con un rapido batter di ali raggiunse l’aquila nera e con i suoi potenti artigli la dilaniò. Il corpo senza vita cadde a terra.

Ettore, la raggiunse e ne aprì il ventre e con il becco ne prelevò l’uovo nero.

Il Mago respirava a fatica.

Ettore volò alla finestra e consegnò alla fanciulla l’uovo che con mano ferma la Principessa ruppe sulla fronte del Mago che spirò in un momento.

Ettore e la Principessa fecero ritorno a casa, il Re era fuori di sé della gioia e concesse a Ettore la mano della figlia.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Corpo-senza-l‘anima, N°6 vol. I; da: JAMES BRUYN ANDREWSANDR, N°46 Corps sans âme, in Contes ligures, traditions de la Rivière, recueillis entre Menton et Gênes, (Paris 1892)

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.