Racconti
Ovest Europa

Per le strade del mondo

level 3
Difficoltà ***

Riassunto: Un giovane parte in cerca di fortuna, aiutato da un bue saggio arriverà a sposare una principessa. Il Re, ritenendo le sue origini inadeguate, riesce ad allontanarlo con uno stratagemma. Il giovane riuscirà a riconquistare le proprie fortune.

C’era una volta un giovane molto povero di nome Basilio.

Un giorno, disse alle sue sorelle che sarebbe partito in cerca di fortuna, le abbracciò e si mise in strada.

Cammina, cammina, stanco e affamato giunse dopo giorni, ad una fattoria.

Si presentò al padrone e disse: “Sono giovane e forte e in cerca di fortuna.”

“Non so se qui la troverai”, disse il padrone, “ma se è un lavoro quello che cerchi, io avrei bisogno di un mandriano che portasse i miei buoi a pascolare. Posso offrirti vitto e alloggio ma non posso pagarti.”

Basilio gli strinse la mano per siglare l’accordo e cominciò il suo lavoro.

Passarono i mesi e Basilio provava una grande nostalgia per le sorelle, ma non possedendo denaro non poteva andarle a trovare.

Con la testa tra le mani, triste e sconsolato se ne stava seduto in mezzo al prato guardando gli animali.

Quando udì una voce, qualcuno lo stava chiamando:

“Basilio! Basilio!”

Per quanto si guardasse intorno a parte lui e i buoi non si vedeva nessuno.

“Basilio, sono io,” disse la voce, “il vecchio Bue. Non spaventarti ascolta: vai dal padrone e digli che se non ti vuole pagare che ti regali me. Ormai sono vecchio e a lui non sono mai piaciuto. Vedrai mi regalerà volentieri.”

Quella stessa sera, Basilio ripartì dalla fattoria con il vecchio Bue che il padrone gli aveva donato, insieme ad una corda per poterlo portare.

Mentre stavano camminando, si videro superare da due grossi uomini dallo sguardo atterrito che correvano gridando:

“SCAPPATE, SCAPPATE! Sta arrivando un toro infuriato!”

Basilio per nulla spaventato chiese: “…Ma se lo fermo posso tenerlo?”

“Non te lo consiglio ragazzo, è talmente grosso che se provi a fermarlo ti ucciderà, in ogni caso se sopravvivi è tutto tuo!” Disse l’ultimo dei due mentre riprendeva a correre dietro il compagno che ormai era lontano.

“Non preoccuparti” disse il Bue, “mettiti dietro di me e non aver paura.”

Ed ecco irrompere il toro, irruento e impetuoso, grosso e veloce come una palla di cannone.

Il Bue non si mosse e il toro cominciò a rallentare fino ad arrivare muso a muso con il Bue che placido lo guardò.

Il toro era ammansito.

“Prendilo Basilio”, disse il Bue, “legalo alle mie corna e proseguiamo.”

Basilio e i due animali procedevano lenti il loro viaggio, finché arrivarono in una città, sulle cui mura era esposto un editto:

-Il Re chiede che in un solo giorno siano arati mille acri di terra.

Colui che riuscirà nell’impresa avrà in sposa la Principessa.

Il fallimento sarà punito con il taglio della testa. –

“Basilio”, disse il Bue, “andiamo dal Re, questo è un lavoro che noi possiamo fare!”

Il terzetto si presentò a corte.

“Arerò il vostro terreno.” Disse Basilio al Re.

“Sei molto sicuro di te, ma mille acri sono tanti e un giorno è breve.

Se ci riuscirai mia figlia sarà tua sposa, ma bada bene di non perderci la testa!” Rispose il Re, ridendo insieme a tutta la sua corte.

Il giorno dopo all’alba, i consiglieri del Re accompagnarono Basilio al limitare del bosco, dove c’era un brullo e immenso appezzamento di terreno.

Basilio aggiogò i suoi animali all’aratro e si mise al lavoro.

I due bovini andavano su e giù senza sentire la stanchezza e la terra veniva rivoltata e dissodata.

Sotto l’aratro di Basilio sembrava che la terra fosse burro e poco prima del tramonto avevano finito.

Il Re non ne fu molto contento, credeva infatti che avrebbe tagliato la testa del giovane e aveva già fatto chiamare il boia, ma aveva dato la propria parola non poteva più tirarsi indietro.

Basilio venne lavato e vestito con abiti sontuosi, tanto che non sembrava più un semplice mandriano ma il figlio di un re.

“Ora che ti sposi,” disse il Bue, “mi devi uccidere, la mia carne la darai al cuoco perché la cucini per il vostro banchetto di nozze.”

Basilio protestava, ma il Bue continuò: “le mie ossa invece dovrai tenerle e domani sera, quando tutti dormiranno, andrai nel campo che abbiamo arato e le pianterai nella terra. Conserverai per te, solo il mio corno sinistro.”

Furono celebrate le nozze, mai si erano visti due sposi più belli, e mai vi fu banchetto più ricco.

Quando infine la festa finì e anche l’ultimo dei servitori fu andato a dormire, Basilio prese le ossa e ad una ad una le infilò nel terreno.

Il corno invece lo nascose nel sacco insieme ai suoi vecchi abiti di mandriano.

Un profumo dolce e intenso di frutti maturi svegliò i due sposi, nella camera e nel castello c’erano rami verdi carichi di frutta cresciuti in una sola notte.

Albicocchi, ciliegi, aranci, meli e susini, e per ogni frutto colto ne spuntava subito un altro.

Basilio morse una mela, la polpa dolcissima gli riempì il cuore prima che la bocca.

Tutti gli abitanti del castello ne mangiavano e il campo ormai non si vedeva più, tanto erano fitte le chiome degli alberi.

Il Re voleva sapere come fosse riuscito a creare tutto questo e convinse la figlia: “Fatti dire come ha fatto e poi vieni a riferirmelo!”

La giovane Principessa era divisa tra l’amore per lo sposo e il rispetto che doveva al padre…

Non dovette insistere neppure troppo, Basilio si fidava e le raccontò del vecchio Bue e del suo sacrificio.

La Principessa riferì al Re che subito chiamò Basilio dicendogli: “Ti propongo un’altra sfida, se io indovinerò come sei riuscito a creare questo giardino delle meraviglie, metterò la mia corona sulla tua testa.In caso contrario, tu lascerai questo regno per sempre.”

Basilio che non aveva più il Bue a consigliarlo accettò e perse.

Fu costretto a togliersi i ricchi abiti e indossare nuovamente quelli laceri e vecchi di quando era giunto quel giorno ormai lontano.

L’unica cosa che poté portare via con sé, fu solo, il corno del Bue.

Appena giunto fuori dalle mura, Basilio soffiò nel corno producendo un suono basso e lungo, come un lamento e, in quel preciso istante, tutto il frutteto sparì come se fosse inghiottito dalla terra.

Basilio si mise sulla strada di casa.

Le sorelle lo accolsero con gioia, con meraviglia ascoltarono le sue avventure, quasi fossero i racconti di un contastorie.

Quella notte Basilio suonò nuovamente il corno, come a volersi consolare con quel suono che gli ricordava la voce del Bue.

Poi amareggiato e afflitto andò a dormire.

Intorno alla piccola casa spuntò più rigoglioso che mai, il frutteto.

La frutta fece la loro fortuna, facendoli divenire in breve tempo talmente ricchi che al posto della casa poterono costruire un bellissimo palazzo.

Neppure questo tuttavia, rese Basilio felice.

Aveva nostalgia della sua sposa.

In cuor suo infatti, era convinto che a rivelare il segreto al Re fosse stato il Sole, tanto che ogni mattina all’alba, gli domandava il perché di quel tradimento.

Il Sole non dava risposte, forse perché era troppo lontano e non poteva sentirlo.

Fu così che Basilio decise di partire, salutò le sorelle e, si mise nuovamente in viaggio verso quel luogo in cui, si dice -ogni mattina nasca il Sole -.

Cammina, cammina incontrò un vecchio cieco, alla domanda di Basilio rispose:

“Devi continuare dritto per questa strada che conduce alla Montagna Alta, è lì che nasce il Sole. Quando però giungerei a metà, troverai un leone, tu non aver paura. Prendi questo spillo ti servirà per togliere la spina che ha nella zampa e che lo tormenta. Lui te ne sarà grato e ti lascerà passare.”

Basilio ringraziò e riprese il viaggio.

Appena cominciò a salire la montagna sentì il terribile ruggito di dolore del leone.

Era la bestia più grande che avesse mai visto in tutta la sua vita.

Basilio gli tolse la spina, Il leone lo ringraziò e lo fece proseguire.

Basilio continuò a inerpicarsi sulla parete erta della montagna fin quando si trovò faccia a faccia con il Sole che stava nascendo.

“Traditore!” Gridò, “sei tu che hai rivelato il mio segreto al Re.”

“No ragazzo, è stata la tua sposa a cui tu stesso hai confidato l’arcano.”

A Basilio tremò il cuore.

Il Sole commosso disse: “Ti aiuterò io. Ritorna al castello e sfida il Re: gli dirai che il Sole per tuo volere tramonterà a mezzanotte. Se riuscirai nell’intento lui ti ridarà tutto quello che ti ha tolto. Ovviamente non ti crederà capace, ma tu non preoccuparti ci penserò io, basterà che suoni il tuo corno.”

Basilio ringraziò il Sole e andò al castello.

Il Re rimase molto sorpreso dall’ardire di Basilio.

“Accetto”, disse il Re, “se sarai capace di fare quello che dici metterò sulla tua testa la mia corona, ma se come credo, quello di cui ti vanti è solo una sciocchezza, sarò io a prendermi la tua testa.”

Venne il tramonto e Basilio come da accordi suonò lungamente il suo corno, Il Sole rimase immobile come se qualcuno lo avesse appuntato in quel punto preciso del cielo.

Soltanto quando giunse l’ora che aveva concordata, scivolò giù facendo scendere la notte.

Il Re mantenne la sua parola e Basilio divenne Re, la Principessa abbracciò il suo sposo ritrovato, chiedendo scusa per tutto il dolore che gli aveva causato.

Barbara Lachi from: : ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Sperso per il mondo N.172 Vol. III; da GIUSEPPE PITRÉ, Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, 27. Peppi, spersu pri lu munnu, raccontata da Antonio Loria. Palermo, 1875

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.