Fiabe
Ovest Europa

L’orco piumato

level 3
Difficoltà ***

Riassunto: Un uomo parte alla ricerca delle piume dell’orco, le uniche in grado di curare un re malato. Lungo il percorso incontra altri che gli chiedono di avere le piume per risolvere altri problemi.

C’era una volta un Re che si ammalò improvvisamente.

Furono chiamati medici provenienti da ogni parte del mondo ma per quante cure tentassero, risultarono tutte vane finché, ad unanimità, dichiararono che probabilmente solo una piuma dell’Orco Piumato avrebbe potuto salvarlo.

Il problema però era che l’Orco non amava particolarmente farsi spiumare, anzi, tutti quelli che ci avevano provato erano stati divorati e anche quelli che non ci avevano provato ma, semplicemente avevano avuto la sfortuna di incontrarlo, erano finiti tra le sue fameliche fauci.

L’Orco infatti era grande e grosso con una bocca talmente enorme da poter mangiare un bue tutto intero.

Quello che però, lo rendeva davvero spaventoso era il fatto che fosse ricoperto da un fitto e folto piumaggio di un lucente blu che lo faceva confondere con la notte e su sul suo volto orrorifico, come carboni ardenti, brillavano due tondi occhi di colore arancio.

Il suo sguardo ti penetrava il cuore mentre il cuore, per il terrore, si faceva di ghiaccio.

Il Re era un uomo saggio e molto amato, così Saverio che tra i suoi servitori, era il più fedele, sentendo quanto avevano detto i medici si offrì volontario.

Rassicurò il Re e partì.

Il viaggio era molto lungo, l’Orco Piumato viveva in cima ad una montagna all’altro capo della terra e servivano giorni e giorni di cammino per poterlo raggiungere.

Cammina, cammina Saverio, giunse in una locanda, ed essendo ormai scesa la sera chiese un letto dove riposare.

Chiacchierando del più e del meno, raccontò dei motivi del suo viaggio.

“Sapete”, disse il locandiere, “si dice che l’Orco sappia tutto e che conosca i motivi per cui accadono certe cose…” La voce dell’uomo si fece rotta per l’emozione.

“Molti anni fa, mia figlia è scomparsa improvvisamente, nessuno sa dove sia. Io l’ho cercata in ogni dove e ancora non ho perso la speranza e magari lui, l’Orco, sa dirmi dov’è… Glielo domandereste per me?”

“Certo”, rispose il giovane, “molto volentieri.”

“Vorrei chiedervi”, disse ancora il locandiere, “di portarla anche a me una delle sue piume magiche, perché si dice che siano prodigiose e si sa che oggi, con i tempi che corrono, c’è sempre bisogno di qualche prodigio.”

“Lo farò senz’altro.” Rispose Saverio con un sorriso e, stretta la mano del locandiere a suggellare quel loro patto, andò a dormire, sapendo che l’indomani l’attendeva un lunghissimo viaggio.

Cammina, cammina giunse sulle rive di un fiume dalle acque impetuose, il barcaiolo dalla riva opposta cominciò a remare per raggiungerlo.

“Buongiorno”, disse Saverio, “sto andando a casa dell’Orco Piumato.”

Il barcaiolo, rispose che in effetti era necessario attraversare il fiume e che volentieri avrebbe portato Saverio dall’altra parte, non in cambio di un compenso qualunque ma di un semplice favore.

“Visto che vai dall’Orco ti chiederei di avere una sua piuma che fa sempre comodo ma, soprattutto vorrei sapere perché io non riesca mai a scendere da questa barca, è come se una forza prodigiosa mi tenesse bloccato qui… Ormai sono vecchio e tutta questa umidità fa male alle mie ossa. Vorrei tanto tornare a casa e passare i miei ultimi anni… all’asciutto.”

“Glielo chiederò senz’altro, appena lo incontro e… volentieri ti porterò una sua piuma.” Rispose Saverio sempre con un sorriso che sulla sua faccia non mancava mai.

Così prima di scendere sull’altra sponda gli strinse la mano in segno di promessa e si rimise in viaggio.

Camminò per stretti sentieri e in boschi così fitti che doveva farsi largo con la spada e infine giunse ad un vecchio castello in cui vivevano quattro fratelli.

“Scusate se vi disturbo, mi accontenterei anche solo della stalla, ma avrei bisogno di un posto dove passare la notte.” Disse Saverio.

I quattro fratelli discutendo tra di loro, sebbene dicessero tutti la stessa cosa.

Lo fecero accomodare.

“Non sia mai: per noi l’ospite è sacro!” Disse il fratello maggiore.

“Ma che dici”, rispose in malo modo l’altro, “per noi ogni ospite è benedetto.”

“Ma sentite un po’ che blaterano questi due, l’ospite è l’ospite!” Sentenziò il terzo.

“Non dategli retta, ogni ospite è benvenuto!” Concluse sospirando il quarto come a voler ribadire le sciocchezze espresse dagli altri.

Le loro voci si accavallano le une sulle altre e Saverio faceva fatica a capire perché discutessero tanto.

Ritrovata un po’ di quiete ebbe modo di raccontare dei motivi del suo viaggio.

“Giusto a proposito, forse potreste chiedere all’Orco perché nonostante noi ci siamo sempre voluti bene in quest’ultimo anno non facciamo che discutere.”

“Ma che dici, noi ci amiamo ma battibecchiamo!”

“Solo qualche piccola discussione”, aggiungeva un altro fratello concitato, “ma i nostri sentimenti sono d’affetto…” E così tutta la sera.

A Saverio doleva la testa.

Promise di portare loro una piuma e di chiedere perché discutessero tanto e subito chiese di poter andare a dormire… per riposare più che le gambe le orecchie da quelle inutili chiacchiere.

Appena spuntò il sole Saverio ringraziò per l’ospitalità e senza dare il tempo ai quattro di recriminare li lasciò alle loro ciance per rimettersi in viaggio.

Cammina, cammina giunse infine in cima alla montagna dove svettava lugubre e maestoso il castello dell’Orco Piumato.

Quello che da lontano gli era sembrato un terreno bianco ricoperto da strani sassi, rivelava ora la sua triste e spaventosa verità: intorno alle mura del castello per chilometri e chilometri, si incontravano ossa e scheletri così spolpati e ben ripuliti che il loro biancore sembrava irreale.

Come un grosso uccello rapace che porta le prede nel nido, l’Orco Piumato portava li le sue vittime per spolparle fino alle ossa.

Rabbrividendo si fece coraggio e bussò.

Ad aprire la porta fu una bellissima fanciulla, il cui sguardo vedendo Saverio, era più preoccupato e spaventato del suo.

Con un grido soffocato lo spinse da parte e subito scuotendolo diceva: “Ma siete matto? Questa è la casa dell’Orco Piumato, se vi trova vi mangia in un sol boccone e poi butterà le ossa giù nella scarpata! Che siete venuto a fare?!”

Saverio in tutto quello scuotere non aveva tolto lo sguardo dal volto della fanciulla della quale si era già innamorato rispose tranquillo: “Sono vento a staccargli quattro piume… e poi devo chiedergli anche delle cose che mi hanno chiesto certi miei conoscenti…”

La ragazza lo tirò dentro e lo mise al sicuro.

“Non muoverti da qui per nessuna ragione. Io preparerò una cena abbondante, perché quando mangia si dimentica di tutto. Dimmi che cosa vuoi sapere e glielo chiederò io.”

L’Orco rientrò, le lunghe piume blu che toccavano terra e la grande bocca così piena di denti che faceva venir paura solo a pensarla.

Non appena entrò cominciò subito ad annusare l’aria…:

Qui si nasconde qualcuno,

c’è un odore strano,

Questo è odore di essere umano!”

Diceva mentre apriva cassetti e sollevava coperte in cerca di quell’uomo di cui era certo sentire il profumo…:

Questo profumino lo riconosco da lontano,

Questo è odore di essere umano! “

“Non dire sciocchezze” disse la fanciulla, “ti ho preparato la tua zuppa preferita, siediti e mangia.”

L’Orco vide sul tavolo una gigantesca zuppiera da cui spuntavano ali e gambe di chissà quali e quanti animali e lasciò così la sua ricerca…

Dopo aver mangiato per ore quella pantagruelica pietanza, esausto per il tanto mangiare si trascinò sul letto dove crollò addormentato.

Subito la fanciulla gli strappò la prima piuma!

L’Orco sobbalzò per il dolore e urlando gridò: “Chi è stato? Che fai, sei matta?”

“Scusami tanto stavo sognando e così ti ho strappato una piuma.” Disse la fanciulla.

“Cosa sognavi?” Chiese l’Orco.

“Sognavo di un castello in cui vivono quattro fratelli che non fanno che litigare di tutto e di niente. Litigavano così tanto che mi sembrava di essere arrabbiata anch’io. Chissà che hanno da litigare tanto.”

“Ah!” Disse l’Orco sollevando un po’ la testa dal cuscino e sghignazzando tra sé si mise a raccontare: “Sì proprio così, quattro fratelli che si vogliono un gran bene.

Litigano per colpa mia poiché non sono riuscito a mangiarli perché si sono messi a lottare ognuno in difesa dell’altro, ho fatto in modo che nel loro giardino crescesse l’albero della discordia. Basterebbe che strappassero la pianta e tutto tornerebbe come prima! Ma ovviamente non lo sanno, così la prossima volta che passerò da quelle parti me li potrò mangiare senza tanti problemi…” Disse compiaciuto già pregustandone il sapore.

“Che strano che tu li abbia sognati.” E rimessa la testa sul cuscino si rimise a dormire.

Dopo un po’ la fanciulla strappò un’altra penna, che come l’altra passò a Saverio che ascoltava tutto da sotto il letto.

“Uffa ma che fai?!” Tuonò irato l’Orco.

“Perdonami ma stavo sognando di nuovo.”

“Cosa stavi sognando?” Domandò curioso l’Orco.

“Sognavo di un fiume impetuoso che scorre lontano da qui e di un vecchio barcaiolo dalle ossa stanche che non riesce a scendere dalla sua barca.”

“Ah! Ah! Ah!” Rispose ridendo con la sua voce grassa e cavernosa che ogni volta faceva trenare il castello fin dalle fondamenta.

“Anche quello è colpa mia, gli ho fatto un incantesimo! Può scendere solo se convince qualcuno a prendere il suo posto o se scende prima del suo passeggero… ma lui non sa e finirà la sua vita su quella barca e quando le onde diventeranno troppo forti per le sue vecchie membra lo trascineranno via… Oggi fai strani sogni, ora dormi.” Disse l’Orco, rimettendosi a russare come se niente fosse.

La fanciulla si agitava impaziente di potergli strappare un’altra penna e presa dalla foga ne strappò due insieme.

L’Orco fece un tale sobbalzo che anche la fanciulla saltò sul letto!

“Ma oggi sei proprio matta! Mi hai strappato ancora delle piume!”

“Perdonami facevo un sogno così struggente e triste che mi veniva da piangere!”

“Che hai sognato sentiamo.” Disse l’Orco rabbonendosi.

“Sognavo di un locandiere che aspetta il ritorno della figlia. Il suo cuore è così pieno di dolore e speranza che quasi mi sentivo soffocare.”

“Neppure questo è un sogno ma la verità. Quell’uomo è tuo padre a cui ti ho strappato tanto tempo fa e da allora, non ha smesso di aspettarti… Però ora dormi e non svegliarmi più!” Disse, mentre già ricominciava a dormire profondamente.

Saverio uscì da sotto il letto e prese piume e fanciulla, si mise a correre fuggendo.

Giunsero così al castello dove trovarono i fratelli presi da una loro ennesima e inutile discussione.

Saverio entrò in giardino e abbattuto l’albero gli consegnò la piuma.

“Bruciatelo!” Disse loro.

“Certo.” Risposero in coro i tre fratelli che avevano ritrovato la concordia.

Saverio e la fanciulla ripresero la loro corsa e giunsero al fiume.

“Guarda chi si vide!” Disse il barcaiolo “Il mio amico di penna!”

“Infatti eccola qui!” Rispose Saverio mentre si faceva portare dall’altra parte.

“Ho chiesto all’Orco cosa devi fare per scendere.” Gli disse Saverio non appena lui e la fanciulla furono scesi.

“Se vuoi scendere, devi trovare qualcuno che voglia prendere il tuo posto, oppure, devi scendere prima tu e lasciare sulla tua barca il malcapitato.”

“Ti ringrazio tanto.” Disse il vecchio mentre tornava verso l’altra sponda.

Saverio e la fanciulla giunsero infine alla locanda, dove all’uomo nel rivedere la figlia dopo tanto tempo, quasi scoppiava il cuore dalla gioia.

“Mi fermerei volentieri”, disse Saverio “ma il Re aspetta questa piuma da tanto tempo… però tornerò a chiedervi la mano di vostra figlia perché me ne sono innamorato.”

L’uomo l’abbracciò calorosamente quasi anche lui fosse un figlio.

Finalmente Saverio giunse a corte dove consegnò ai medici la piuma con cui guarirono il suo Re.

Il Re per ringraziarlo del coraggio e dedizione si mise subito ad organizzarne le nozze con la bella fanciulla.

Intanto l’Orco si era svegliato e accortisi della fuga e dell’inganno si mise a correre a più non posso e giunto al fiume chiamò il barcaiolo.

Il vecchio remava tranquillo mentre quel brutto essere piumato digrignava i denti e schiumava dalla rabbia!

“Più veloce vecchio più veloce!” Gridava.

Il vecchio toccò la sponda e con una agilità inaspettata e sorprendente schizzò fuori dalla barca, l’Orco rimase stupito a guardarlo prima di rendersi conto di essere prigioniero del suo stesso incantesimo.

Essendo però più grosso e pesante del vecchio e agitandosi tanto dalla rabbia fece capovolgere la barca.

Dato che era un Orco e non un’oca e che dunque non sapeva nuotare, annaspò per un po’ tra le onde prima di scomparire per sempre tra i flutti.

Le nozze di Saverio furono le più belle e gioiose che la storia ricordi.

Vi parteciparono principi e principesse, conti e marchesi.

Vennero persino i quattro fratelli che ormai non litigavano più, il vecchio barcaiolo e il locandiere e vissero tutti, felici e contenti.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Il Drago dalle sette teste, N°57 vol. I; da: GIUSEPPE PITRÈ, N°24 Il Diavolo tra i frati, raccontata da Rosina Casini, in Novelle popolari toscane_ Opere complete di Pitré, Edizione nazionale, vol. XXX, (Roma, 1941)

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.