Fiabe
Ovest Europa

L’ingegno del topo

level 1
Difficoltà *

Il figlio di un mugnaio riceve in eredità un topo che con destrezza e ingegno cambierà le sorti del giovane scansa fatiche, trasformandolo nel marchese di Carabàs, conquistando per lui il castello di un orco e la mano della principessa.

C’era una volta, un vecchio mugnaio che aveva tre figli.

Sentendo che la sua vita era ormai giunta a termine, li chiamò e disse loro che avrebbe lasciato al primo il mulino, al secondo l’asino e al terzo, il Topo che da anni viveva nel mulino e che nessun gatto, era mai riuscito a prendere.

Il più giovane, sentendo queste parole e considerando una vera ingiustizia, la disparità di trattamento, sbottò: “Che me ne faccio di un inutile Topo! Sarebbe meglio non ricevere niente, piuttosto che una bocca in più da sfamare!”

Il Topo si risentì moltissimo: “Prima di tutto, quello inutile sei tu che non sai fare nulla. In questi anni, ti ho osservato bene, sei la persona meno capace che io conosca. Oltre ad essere, un vero scansafatiche! Dunque, è solo per il rispetto che ho per tuo padre, se accetto di prendermi cura di te. Nonostante io sappia già che, dovrò faticare non poco per insegnarti le buone maniere. In ogni caso, vedrai che saprò renderò ricco e tu, dovrai essermene grato per sempre.”

Le parole del Topo avevano colpito nel segno e il giovane se ne stava a testa bassa, lo sguardo corrucciato e un’espressione mortificata.

Qualche tempo dopo la morte del padre, il Topo si presentò al giovane.

“Per prima cosa”, disse il Topo, “ti prego lavati, perché mandi un odorino sgradevole… Il tuo primo compito è la tua igiene! Conosci questa pratica? Acqua e sapone! Vedrai che poi, ti sentirai subito meglio. Il tuo secondo compito, è quello di procurarmi un cesto!”

Il giovane lo accontentò e il Topo, con il cestino sotto braccio, si recò nel bosco per raccogliere funghi e tartufi.

Con quel prezioso raccolto, entrò nelle cucine del Re, dove trovò il cuoco, con la testa tra le mani che piangeva a dirotto.

“Giusto cielo!” Disse il Topo, “eccone un altro che dovrò aiutare… Che succede?” chiese.

“Mio caro Topino, la mia carriera è finita! Al Re non piace niente! Trova tutto troppo sapido o troppo dolce, molto amaro, poco cotto, troppo cotto, scondito, senza sapore! Insomma un disastro! Non so più cosa fare.” Piagnucolò il cuoco.

“Ti ho portato questi funghi e dei tartufi profumati, con cui preparerai piatti meravigliosi e vedrai che il Re, ne resterà soddisfatto. Quando però ti chiederà come hai fatto, gli dirai che è grazie al Marchese di Carabàs, che ti ha regalato queste primizie! Me lo prometti?” Chiese il Topo.

“Certo, Topino caro!” Disse il cuoco mettendosi a cucinare tutto felice.

Ogni giorno, il Topo portava nuove prelibatezze, con cui il cuoco preparava manicaretti che facevano fare al Re, capriole di gioia e di gusto!

“Che leccornie, che bocconcini saporiti! Devo proprio ringraziare questo Marchese che ci regala tutte queste cose prelibate!” Diceva il Re.

Poco lontano dalla casa del mugnaio, viveva un ricco e potente Orco.

Il Topo andò a trovarlo.

“Oh guarda”, disse l’Orco “un Topino in casa mia! Sei coraggioso, perché potrei mangiarti! Ma sei talmente piccolo, che non ne avrei nessuna soddisfazione. Che sei venuto a fare?” Chiese l’Orco con voce potente, tanto da far vibrare, le piccole orecchie del Topo.

“So che siete un potente mago, capace di trasformarvi in qualunque cosa desideriate…”

“Immagino”, lo interruppe l’Orco “che tu voglia una prova dei miei poteri. Dato che non ho niente da fare, ti darò una dimostrazione.”

Nel salone, c’era un armadio, l’Orco l’aprì e ne trasse un’ampolla piena di uno strano liquido iridescente, se ne versò qualche goccia sulla testa e fece appena in tempo a posare l’ampolla che svanì in una nuvola di vapore denso.

Sparita la nube, ricomparve trasformato in un delizioso e minuscolo canarino che volteggiava rapido, intorno alle orecchie del Topo, quasi a volerlo schernire.

Il Topo fece un balzo e da non si sa dove, tirò fuori una gabbietta in cui rinchiuse per sempre l’uccellino.

“Bene! Di te non ne abbiamo più bisogno.” Disse mentre finalmente si guardava intorno per valutare il palazzo, che era, molto al di sopra delle più rosee aspettative.

Una vera meraviglia, per non parlare dei possedimenti che si perdevano a vista d’occhio.

Il Topolino tutto soddisfatto, corse a chiamare il ragazzo che avrebbe dovuto finalmente prendere parte a tutta questa vicenda.

Come al solito lo trovò con le mani in mano, senza far nulla.

“Non ti sei neppure lavato!” Disse il topo con voce risentita, “Sbrigati, che dobbiamo andare al tuo castello ad aspettare il Re!”

“Quale castello, quale Re, di cosa stai parlando?” Disse il ragazzo più confuso che mai.

“Avanti”, disse il Topo scuotendo la testa sconsolato, “dovrò pensarci io, anche a questo!”

Appena giunti al castello, il Topo prese l’ampolla con l’acqua iridescente e versatane qualche goccia sulla testa del ragazzo lo trasformò da scialbo e insignificante che era, in un elegante signore.

“Adesso sì che sei il Marchese di Carabàs.” Disse il Topo.

“Che bel nome mi hai trovato.” Rispose il ragazzo che aveva però cambiato voce e portamento.

“Ti ringrazio molto mio caro Topo.”

Il Topo lo guardò soddisfatto e compiaciuto, era senz’altro una delle sue migliori creazioni.

“Aspettami qui! Vado a prendere il Re e la figlia.”

Prese la carrozza più ricca e sfarzosa e si recò a Palazzo reale.

Il Re vedendo il Topo scendere da quel veicolo così elegante, lo accolse ancora più volentieri delle altre volte.

“Qual buon vento vi porta?” Chiese.

“Sono qui”, rispose il Topo, facendo un profondo inchino, “per invitarvi a nome del Marchese, a visitare i suoi possedimenti.”

Il Re e la Principessa furono molto lieti dell’invito ed erano oltremodo curiosi di scoprire chi fosse questo ricco e misterioso Marchese.

Il palazzo li stupì ancora di più di quanto non avesse già fatto la carrozza.

Il Re non finiva più di stare affacciato alla finestra per cercare di vedere quanto lontano si estendessero i possedimenti del Marchese.

Così quando il Topo disse che il Marchese di Carabàs era intenzionato a chiedere la mano della Principessa, il Re non se lo fece chiedere due volte.

Fortunatamente la Principessa si era già innamorata del Marchese che aveva trovato bello ed elegante.

Le nozze furono celebrate senza badare a spese.

Il Topo divenne un consigliere irrinunciabile per tutte le questioni di corte.

Perfino quando nacquero i primi figli, la Principessa e il Marchese non prendevano una decisione senza che avessero prima ascoltato il parere del Topo.

Tutti vissero felici e contenti… tranne l’Orco che chiuso in gabbia cantava dalla rabbia!

Barbara Lachi from: CLARA CECCHINI, Profacole e Picciavole, fiabe leggende e novelle raccolte in Umbria, Edizioni ARNAUD s.r.l., Firenze, prima edizione 1993. Titolo: La novella del topino intelligente pp.65/68 raccontata da GIUSEPPA MORDINI, (di anni 67), il 6/12/1988, Umbertide, (Perugia)