Fiabe
Ovest Europa

La volpe con gli stivali

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Riassunto: Una giovane stolta eredita un albero che produce frutti tutto l’anno. Servendosi di questi frutti prodigiosi una volpe la aiuterà a sposare il figlio del Re. Conquistando per lei anche le terre di un babaniglio. La stolta si mostrerà irriconoscente.

C’era una volta, una giovane di poche qualità, di nome Panicaria.

Il padre morendo, le lasciò in eredità una piccola casa malmessa e un albero di pero.

Panicaria, portava i frutti al mercato e con il ricavato della vendita, andava avanti.

La stagione delle pere però, stava finendo e Panicaria, cominciava a preoccuparsi per il proprio futuro poiché non sapeva fare niente, se non vendere le pere al mercato.

Il padre tuttavia non l’aveva lasciata davvero, conoscendo le scarse attitudini della figlia, aveva deciso di continuare a vivere nell’albero di pero cosicché, anche quando la stagione delle pere terminò, e gli altri alberi smisero di produrre pere, l’albero nel suo orto, continuò imperterrito a produrre grosse pere succose, che con stupore Panicaria mangiava e continuava a vendere al mercato.

Un giorno trovò sul suo albero una Volpe intenta a mangiarne i frutti, Panicaria si inalberò e cominciò a sbraitare sguaiatamente: “Ladra! Malandrina!” Le diceva agitando un coltellaccio e minacciandola di morte!

“Panicaria”, disse calma la Volpe, “se mi risparmi la vita, io cambierò la tua in meglio.”

“Davvero?” Chiese Panicaria che si era stancata di mangiare pere.

“E come pensi di fare?”

“Preparami una cesta con le pere più belle e mature e comprami degli stivali di pelle rosa. Al resto penserò io!”

Appena indossati gli stivali, la Volpe prese il cesto e si recò dal Re portandoglielo in dono.

Il Re rimase colpito dal regalo, dai modi garbati e dall’eleganza della Volpe.

“Pere? In questa stagione?”

“Sì, Maestà, sono un regalo della mia nobile padrona: la Baronessa Panicaria Scesa giù dal Pero.”

“Non la conosco, ma deve essere molto ricca, se riesce ad avere delle pere in questo periodo dell’anno.”

“Oh sì certo, ha moltissimi alberi da frutto… ma lei, è specializzata soprattutto in pere.”

Ogni giorno, la Volpe si recava dal Re portando in dono grosse ceste di pere, e raccontava delle fantasmagoriche qualità della Baronessa.

Panicaria intanto, si andava spazientendo.

Non capiva infatti, a cosa servisse portare tutta la sua frutta al Re, se non a farla morire di fame, dato che per lei non restavano molte pere, né da vendere, né da mangiare.

“Abbi pazienza”, le ripeteva dolcemente la Volpe, “vedrai che questi frutti frutteranno presto.”

Il Re all’ennesimo cesto di frutta chiese alla Volpe come poteva sdebitarsi con la Baronessa Scesa giù dal Pero.

“La Baronessa vorrebbe sposarvi.” Disse la Volpe in risposta alla domanda del Re, che sulle prime rimase un po’ perplesso, ma considerando le ricchezze della Baronessa, si disse al fine onorato e incaricò la Volpe di fissare la data delle nozze.

Panicaria, invece di esser contenta, cominciò a sbraitare come al suo solito: “Come dovrei andarci alle mie nozze vestita in questo modo!” Disse indicando gli abiti laceri che indossava.

“Ho speso tutto quello che avevo per i tuoi stivali!”

”Non preoccuparti, ci penserò io.” Disse ancora una volta la Volpe, recandosi dal sarto per ordinare l’abito da sposa.

“È per la Baronessa Panicaria Scesa giù dal Pero, che pagherà come suo solito, un’altra volta!”

Poi comprò con pagamento anticipato del giorno dopo, anche una carrozza, con la quale, pulita e rivestita, mandò a corte la Baronessa.

Il Re che era un po’ anziano e non vedeva tanto bene, rimase molto colpito dallo splendore dell’abito e, non si accorse della mancanza di buone maniere della Baronessa, che la Volpe aveva istruita a dovere:

“Mi raccomando non parlare, dii solo buongiorno e buona sera e poi sorridi!”

Il Re, nel vederla tanto silenziosa, chiese alla Volpe se per caso la Baronessa nutrisse qualche dubbio, data l’età avanzata del Re, ma la Volpe rispose che il silenzio era dovuto al fatto che la Baronessa aveva tanti affari a cui pensare e che comunque era rimasta molto colpita dalla ricchezza del Re, che annullava qualunque differenza fosse mai esistita.

Le nozze furono celebrate con grande sfarzo e sfoggio.

Passarono alcuni mesi e il Re chiese di poter visitare i tanto decantati possedimenti della consorte che, spaventata, corse a lamentarsi e incolpare la Volpe.

“E dove lo porto adesso? A vedere il mio capanno e il mio albero di pero?” Si agitava tutta rossa in viso in modo assai poco …regale.

“Non preoccuparti troverò una soluzione.” La rassicurò la Volpe con gli stivali rosa.

In una terra non troppo lontana c’era il castello di un temuto e temibile Babaniglio, un mago malvagio che soggiogava tutti gli abitanti con i suoi poteri.

La Volpe si presentò al suo castello.

“Come osi venire a disturbarmi!” Le disse con voce cavernosa facendo tremare le fondamenta del castello.

“Illustrissimo! Eccellenza, ho sentito parlare così magnificamente di voi e del vostro potere, che da tanto desideravo conoscervi! Passavo da queste parti e, ho pensato di portarvi i miei omaggi e la mia ammirazione! In ogni luogo del mondo in cui ho vissuto, c’era sempre qualcuno che raccontava le vostre gesta, decantando gli incredibili e meravigliosi vostri poteri.”

Il Babaniglio sentendosi adulato in tal maniera si addolcì e con voce conciliante chiese alla Volpe cosa desiderava che le mostrasse.

“So che siete capace di trasformarvi…” Non aveva neppure finito la frase, che il mago, si era tramutato in un leone.

Poi in una grassa pecora e ancora in un sibilante ed enorme serpente.

La Volpe ad ogni trasformazione, fingeva stupore, meraviglia o paura.

Rideva divertita e batteva le mani.

“Che meraviglia! Che maestria insuperabile! Una cosa mai vista! Molto più di quanto mi aspettassi… ma, sapreste anche trasformarvi in un oggetto inanimato… Non so, per esempio: un vaso, un pezzo di legno o magari, del formaggio?!”

“Ma certo, che domande!” Rispose il Babaniglio guardando con sufficienza la Volpe come a valutarne la scarsa intelligenza.

Con un gesto teatrale il Babaniglio, si trasformò in un saporito pezzo di formaggio.

La Volpe con finta sorpresa, prese lo spicchio, lo guardò da vicino, lo annusò…

“Sembra proprio formaggio!” Disse, mentre se lo portava alla bocca mangiandoselo in un sol boccone, mettendo così fine alle mirabolanti trasformazioni del Babaniglio.

La Volpe si rimise in cammino per tornare al castello del Re.

Sulla strada, ai contadini, e ai pastori che incontrava, diceva che l’indomani avrebbe fatto ritorno insieme al Re e alla sua sposa.

“Quando il Re vi chiederà: di chi sono queste terre e questi greggi? Voi risponderete che sono della Baronessa Panicaria Scesa giù dal Pero.”

Il Re rimaneva ogni minuto più stupito nel constatare la vastità dei possedimenti della consorte, che sorrideva stupefatta e incredula, perché neppure lei si ricordava di tutti quei possedimenti.

La magnificenza del castello conquistò definitivamente il Re.

La vita della Baronessa era davvero cambiata e si atteggiava a gran signora.

Un giorno la Volpe le chiese: “Se io morissi cosa faresti?”

“Oh Volpina cara, lo sai, per me sei come una di famiglia, sei la mia amica più preziosa, quasi una sorella… sei il mio sole e io ti voglio tanto bene! Ti farei un funerale magnifico, come quello di un re.”

Passarono alcuni mesi e il Re trovò la piccola Volpe senza vita e chiamata la moglie disse: “Fatti forza mia cara, la nostra amica Volpe ci ha lasciati dobbiamo organizzarle un funerale degno di un re!”

Non aveva finito neppure la frase che Panicaria aveva preso la Volpe per la coda:

“Ma che funerale da re, non è necessario! Ti dirò che non la sopportavo più! Mi faceva afa!” Disse facendo il gesto di gettarla dalla finestra.

La Volpe che non era morta, le dette un morso:

Gretta eri e gretta sei rimasta,

anche se indossi abiti da regina

sei sempre la villana che eri.”

Con un balzo fuggì via per non farsi vedere mai più.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: La volpe Giovannuzza N°185 vol. III; da LAURA GONZENBACH, Sicilianische Märchen, Von Conte Piro, 65. Leipzig 1870; e da GIUSEPPE PITRÉ, Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, 88 Don Giuseppe Piru, Palermo, 1875 (G. PITRÉ, chiama la volpe: la vurpi Giuvannuzza, nome della tradizione popolare siciliana.)

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.