Fiabe
Ovest Europa

La Principessa nel pollaio

level 3
Difficoltà ***

Riassunto: Una fanciulla sposa un Re tenuto prigioniero dalle fate. A causa della gelosia delle sorelle, la fanciulla perde tutto. Dovrà agire con ingegno per ritrovare e liberare l’uomo che ama.

C’era una volta una famiglia molto povera: padre, madre e tre figlie.

Erano talmente poveri che potevano nutrirsi solo d’insalata selvatica.

Il padre andava cercarla ogni giorno nei campi incolti e nei boschi.

“Accompagnami”, disse alla figlia più piccola, “insieme ne raccoglieremo di più.”

La giovane Adele si mise subito a lavoro, strappava le piantine e puliva le radici sistemandole nel cesto, quando si imbatté in una pianta di erba stella.

Cominciò a tirare ma la piantina sembrava non volerne sapere di uscire dalla terra.

Adele tirò più forte, con tutte e due le mani e i piedi ben piantati per fare forza.

L’erba stella non cedeva di un solo centimetro.

Adele era diventata tutta rossa per lo sforzo e chiamò il padre per farsi aiutare.

Tira, tira, tira, finalmente la sradicarono, rivelando una radice grossa e lunga che lasciò in terra un foro talmente grande da sembrare un pozzo.

I due si affacciarono e videro una botola aprirsi e da lì uscire un giovane dai tratti gentili.

“Ci spiace averla disturbata.” Disse Adele.

“Nessun disturbo,” rispose il giovane, “cosa stavate cercando?”

“Siamo molto poveri e cerchiamo qualcosa da mangiare.”

“Io posso rendervi ricchi: se sua figlia acconsente a restare qui con me sottoterra, io vi darò tutto il denaro necessario perché non abbiate più bisogno di niente.”

Il padre non avrebbe voluto accettare ma Adele disse di sì, baciò il genitore sulle guance e facendosi aiutare dal giovane scese nella botola che si richiuse sopra di loro.

L’oscurità li avvolse, a malapena riusciva a vedere dove metteva i piedi mentre sentiva le radici delle piante soprastanti impigliarsi tra i capelli e piccole zampette di chissà cosa farle il solletico sulla pelle.

Finalmente giunsero ad una porta, il giovane la prese per mano e aprì.

Una luce abbagliante li avvolse, sembrava che il sole vivesse lì, sotto terra.

“Questo sarà la tua casa!” Disse mostrandole le mille stanze una più bella e ricca dell’altra.

Adele sposò il giovane che in realtà era Principe e cominciarono insieme una vita che non poteva dirsi più felice.

Passarono i mesi e gli anni e Adele, incinta di nove mesi e prossima al parto, aveva nostalgia dei suoi cari, non avendo avuto più loro notizie.

Chiese al marito di poterli invitare anche solo per un giorno e condividere con loro la sua gioia.

Tutti restarono stupiti di quella meraviglia, più di tutte le due sorelle, che per quanto ormai ricche, cominciarono a nutrire un po’ di invidia, perché per tutti quegli anni avevano creduto davvero che Adele vivesse semplicemente sottoterra.

Le due cominciarono a riempirla di domande e quando giunsero di fronte ad una porta di cui Adele non possedeva la chiave, cercarono di insinuarle mille dubbi senza però riuscire a scalfirne la fiducia.

Si erano rassegnate all’idea, quando pettinandosi reciprocamente scoprirono nascosta nella treccia di Adele una chiave, della cui esistenza, ne erano certe, la sorella non sospettasse niente.

Furtivamente la sottrassero e con una scusa si allontanarono, correndo ad aprire la porta segreta.

Le due si trovarono di fronte dodici bellissime dame intente a tessere al telaio.

Appena però si accorsero di essere osservate, le dodici signore, si misero ad urlare trasformandosi in grossi ragni pelosi, talmente grandi che le due sorelle spaventate, fecero appena in tempo a richiudere la porta e fuggire senza neppure salutare la sorella.

Adele che ignorava tutto si vide comparire il marito, pallido e angosciato: “Le fate hanno detto che devi andartene. Le tue sorelle hanno interrotto la loro tessitura. Devi andare via subito, oppure io sarò perduto.”

Adele piangeva mentre ascoltava le parole del marito.

“Prendi questo gomitolo”, le disse, “appena sarai fuori legalo alla botola e cammina finché non si sarà srotolato tutto. Ti fermerai in quel punto e lì troverai qualcuno che ti darà aiuto.”

Adele uscì con il cuore gonfio di dolore e piangendo tutte le sue lacrime srotolava il gomitolo.

Il filo terminò davanti ad un castello.

Adele chiese di poter entrare ma il Re e la Regina erano in lutto per la perdita dell’unico figlio avvenuta molti anni prima.

Il figlio in realtà non era morto ma era stato rapito dalle fate e per questo non si fidavano più di nessuno, tuttavia per le condizioni di Adele e l‘espressione disperata dei suoi occhi, non ebbero cuore di allontanarla e diedero disposizione ai servitori di ospitarla nel pollaio.

Adele era talmente esausta che si addormentò.

All’alba però, i dolori del parto la svegliarono e quello stessa mattina diede alla luce un bellissimo bambino.

Le fate che tutto sanno e tutto vedono dissero al Principe che suo figlio era nato in un pollaio: “Questa sera ti condurremo da loro.”

Adele aveva avvolto il bambino in una coperta e lo cullava amorevolmente quando qualcuno bussò alla porta.

Immaginate la gioia e lo stupore nel trovarsi di fronte il marito e le dodici fate che non appena misero piede dentro il pollaio, si trasformò in una stanza riccamente arredata, con tappeti e cuscini di seta.

Il Principe abbracciò Adele e prese in braccio il figlio cominciando a cullarlo, camminando su e giù, per farlo addormentare.

Le fate intanto ballavano in cerchio intorno alla famiglia riunita, guardando di tanto in tanto dalla finestra e cantando:

La notte è ancora lunga,

molte stelle dovranno passare prima che l’ora giunga!

Non è ora, non è ora

Noi balliamo ancora!-

Queste parole sembravano fili sottili come quelli di una ragnatela, con i quali all’alba irretire il Principe e portarselo via.

Anche il Principe cantava per il suo bambino e la sua voce triste e malinconica venne udita da una cameriera della Regina che, riconobbe la voce del Principe scomparso.

Le prime luci dell’alba tinsero il cielo di rosa e il canto dei galli riempì le vallate del regno: improvvisamente nel pollaio tutto tacque.

Le fate e il Principe erano scomparsi.

“Maestà,” disse la cameriera, “questa notte nel pollaio è successo qualcosa di strano!”

Chiesero spiegazioni ad Adele che però, negò tutto.

Quella stessa notte le fate e il Principe fecero nuovamente ritorno e il pollaio tornò ad essere un salone meraviglioso.

Le fate cantavano la loro filastrocca:

La notte è ancora lunga,

molte stelle dovranno passare prima che l’ora giunga!

Non è ora, non è ora

Noi balliamo ancora!-

Mentre il Principe cantava per il proprio bambino.

La Regina nascosta in giardino, riconobbe la voce del figlio e sentì i canti delle fate e vide le luci uscire dal pollaio ma, al cantare del gallo tutto venne nuovamente avvolto da una coltre silenziosa.

La Regina si recò da Adele e con dolcezza le disse: “Sono certa che il padre di questo bambino sia mio figlio, rapito tanti anni fa dalle fate. Chiedigli se esiste un modo per liberarlo…forse insieme potremmo aiutarlo.”

Le due donne si abbracciarono per darsi forza e affrontare così la notte ventura, la venuta delle fate.

Appena la luna fu alta nel cielo, comparve il magico gruppo.

Come nelle notti precedenti le fate si misero a cantare e a girare intorno, intente a controllare le stelle e il canto dei galli.

Adele si avvicinò al Principe e con voce sommessa chiese cosa poteva fare per aiutarlo.

“È necessario che le campane non suonino e i galli non cantino e che le fate pensino che la notte sia ancora lunga.”

Adele riferì tutto alla Regina poi, si fece portare un telaio con cui realizzò un enorme arazzo con i colori della notte punteggiato di tutte le stelle del firmamento.

Tutti i galli del regno furono uccisi e le campane legate.

Il pollaio venne avvolto dall’arazzo, come sotto una cupola di tessuto dove il cielo intrecciato ad arte da Adele sembrava più vero del vero.

Le fate comparvero.

Il Principe, come ogni notte si mise a cullare il suo bambino.

-La notte è ancora lunga,

molte stelle dovranno passare prima che l’ora giunga!

Non è ora, non è ora

Noi balliamo ancora!-

Le fate danzavano e cantavano in cerchio, affacciandosi di tanto in tanto dalla finestra ma, vedendo il cielo nero e non udendo né il suono delle campane, né il canto dei galli, continuavano tranquille, tessendo la loro trama di incantesimi, parole e fili.

La notte è ancora lunga,

molte stelle dovranno passare prima che l’ora giunga!

Non è ora, non è ora

Noi balliamo ancora!”

Intanto però il sole nasceva e il cielo, quello vero si era già illuminato.

La Regina e la cameriera fecero cadere il telo e la luce del sole entrò violenta nel pollaio, le fate ad una ad una furono trafitte dai raggi trasformandosi in ragni pelosi che fuggivano e cercavano riparo nell’ombra senza riuscirci.

Il Principe fu finalmente e libero dal suo sortilegio e da allora vissero tutti felici e contenti.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Il figlio del Re nel pollaio N.174 Vol. III; da GIUSEPPE PITRÉ, Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, 32. Lu Re d’Animmulu, raccontata da Rosa Cascio La Brusca. Palermo, 1875

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.