Fiabe
Ovest Europa

Il vestito di legno

level 3
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Riassunto: Una Principessa per sottrarsi alle attenzioni del padre fugge celata in un abito di legno. Camuffata lavora come guardiana di oche alla corte di un Re di cui è innamorata. Partecipando a tre balli con abiti meravigliosi conquisterà l’amato.

C’erano una volta un Re e una Regina che avevano una figlia di nome Doralice, di rara bellezza e grazia.

Un giorno, la Regina si ammalò e chiamato il Re disse: “Prendi questo anello, colei che lo indosserà, sarà degna di essere tua moglie.”

Trascorsi alcuni anni di lutto, il Re, per trovare una nuova consorte, invitò a corte principesse da ogni angolo del mondo, perché provassero l’anello.

Nessuna però, riusciva ad indossarlo: a qualcuna andava stretto, a qualcuna largo a qualcuna, aveva causato una forte irritazione. Quasi fosse stato fatto di fuoco, lo avevano sfilato via.

Il Re si rassegnò, pensando che non esistesse al mondo, una nuova sposa per lui.

Un giorno la figlia, mentre ricordava la madre indossandone i gioielli, per errore si mise l’anello. Per quanti sforzi facesse, non riuscì più a sfilarlo.

Per nascondere il fatto, decise di indossare dei guanti.

Passò qualche giorno e il padre, notata quella nuova usanza della figlia, volle saperne il motivo.

“Penso che si addica ad una futura Regina.” Rispose la fanciulla e il Re approvò.

Qualche tempo più tardi, tuttavia, tornò nuovamente ad interessarsi e temendo che la figlia, nascondesse qualcosa, le ordinò di togliersi i guanti.

“Sei tu la mia sposa!” Disse il Re vedendo l’anello al dito della figlia.

Doralice, sentì il cuore fermarsi per l’orrore di quella frase, ma il padre, sembrava avesse perso il lume della ragione e ogni giorno, tornava a proporre le nozze.

La Principessa non sapeva cosa fare e chiese consiglio alla sua vecchia balia che dopo la morte della madre, si era presa cura di lei.

“Chiedigli di farti realizzare un abito con tutti i fiori del creato. Vedrai che non ne sarà capace e tu sarai libera.”

Appena saputa la richiesta della figlia, mandò i dignitari di corte ai quattro angoli del mondo in cerca di un’artigiana, capace di creare l’abito. Viaggiarono per monti e per valli senza risultati, finché uno degli emissari che si era spinto fino alla città di Gerusalemme, incontrò una vecchia tessitrice con un piccolo telaio che gli disse:

“Torna tra sei mesi e avrai il vestito che mi hai chiesto.”

Immaginate lo sgomento della principessa, quando vide tornare quell’uomo con l’abito, nel quale le mani esperte della vecchia, avevano tessuto e ricamato tutti i fiori conosciuti, per creare una veste che sembrava il giardino del paradiso.

La balia non si perse d’animo, e suggerì di fare una seconda richiesta:

“Un abito impalpabile come l’acqua con tutte le creature del mare.”

Il Re acconsentì e mandò immediatamente il suo emissario dalla vecchia che però, aveva finito tutti i fili per realizzare l’altro.

“So”, disse la vecchia “che ad Ankara vive una giovane ricamatrice che certo, la saprà aiutare.”

La ricamatrice accettò l’incarico: “Torni tra un anno.”

Il tempo scivolò via velocemente e l’apparente tranquillità della principessa andò in frantumi con l’arrivo del nuovo abito di incredibile bellezza.

Il tessuto frusciando sembrava produrre il suono delle onde e, i pesci e le creature marine, vi nuotavano in una danza di riflessi e colori.

La fanciulla non riusciva a trattenere le lacrime.

La Balia suggerì di chiedere un abito che rappresentasse, il cielo, il cosmo e tutto il firmamento.

Il padre acconsentì.

L’emissario partì ma, giunto a Ankara, la ricamatrice gli disse di non avere più fili e spedì l’emissario nella città di Chardonnay dove, forse qualcuno, lo avrebbe potuto aiutare.

L’emissario cavalcò fino alla nuova città e trovò due sorelle che gli dissero:

“Torna tra due anni, e il vestito sarà pronto.”

L’abito venne consegnato, e se possibile era ancora più bello degli altri.

Era come guardare il cielo in miniatura, ad ogni stella corrispondeva una pietra preziosa.

Sarebbe stato un dono meraviglioso, se non avesse comportato quella scelta sciagurata da parte del padre.

La balia, nonostante il suo ottimismo, prevedendo esiti indesiderati aveva architettato l’ennesima via di fuga, così, mentre le ricamatrici avevano realizzati abiti impalpabili e scintillanti, lei stessa ne aveva realizzato uno insolito e strano, fatto interamente di corteccia.

Un involucro nel quale fece entrare Doralice, e vi nascose pure i tre meravigliosi abiti, poi mentre il Re e la Corte attendevano la Principessa nella cappella per celebrare le nozze, la fece scivolare nel fiume.

L’abito come una barca la condusse lontano, scorrendo via dolcemente, sulle acque grigie e profonde.

Navigò per giorni lasciandosi alle spalle il castello e i tristi ricordi, finché circondata dalla nebbia, vide una piccola isola.

Avvolta nella sua scorza di legno, vi approdò.

Il Re vedendo quella strana creatura si avvicinò e le chiese:“Chi siete?”

Son Doralice, fatta di legno.

Giunta sin qui da un lontano regno.

Vo cercando un po’ di pace,

Così è, se vi piace.”

Il Re ne rimase colpito, non certo dalla bellezza, che la balia aveva fatto di tutto per nascondere, avendo concepito quell’abito, come un tronco cavo, una cortina di legno che, copriva Doralice dalla testa ai piedi.

Impietosito, la invitò ad andare al castello, dove da tempo mancava una guardiana per le oche.

Ogni giorno, quando Doralice usciva con gli animali, una schiera di curiosi assisteva al suo passaggio.

Nessuno sapeva resistere alla meraviglia che la fanciulla sapeva suscitare, soprattutto quando galleggiava in piedi sull’acqua, insieme alle sue oche.

Lentamente i curiosi tornavano alle loro attività, Doralice restava da sola e poteva finalmente liberarsi di quella sua scorza, ruvida e legnosa.

Si lavava nell’acqua del lago ed indossati uno dei suoi abiti, si pettinava i lunghi capelli rossi.

Le papere che l’adoravano, le si facevano intorno e cantavano per lei:

-Qua, qua, qua

Come è bella sua maestà!

Il suo candore

Dritto al cuore colpirà!-

Al tramonto Doralice tornava ad indossare la sua armatura lignea.

Nascondeva i rossi capelli e gli abiti meravigliosi dentro la corteccia e, trotterellando con le oche, tornava a palazzo.

Una sera, dopo molto tempo, incontrò nuovamente il Re e sentì il suo cuore farle una capriola in petto.

Il Re si stava accingendo ad andare ad un ballo.

“Portate anche me?” Chiese Doralice.

Il Re credendo ad uno scherzo rise, ma resosi conto dell’espressione seria della fanciulla, si sentì offeso e trovandola inopportuna, la spinse via con mala grazia.

“Che dolore che mi date, come se avessi una spina nel cuore.”

Il Re non ci badò.

Arrivata a casa, Doralice si tolse la corteccia, indossò il suo abito di fiori, salutò le oche e si presentò al ballo.

Sembrava che la Primavera in persona fosse entrata nel salone, nessuno riusciva a staccarle gli occhi di dosso tanto era bella.

Neppure il Re riuscì a sottrarsi al fascino della misteriosa fanciulla e volle ballare con lei tutta la notte.

“Chi siete?” Chiedeva insistentemente.

“Sono la Principessa Malaspina.”

Il Re le regalò una spilla a forma di fiore che, Doralice si appuntò tra i rossi capelli.

Quando il Re si fece troppo pressante, Doralice sfuggì dal suo abbraccio e seminò le guardie che il Re aveva mandato per inseguirla, gettando una manciata di perle.

Il giorno successivo, Doralice incontrò nuovamente il Re, immerso nei propri pensieri.

Dalla sera prima non era riuscito a smettere di pensare alla bellissima fanciulla che, sperava di incontrare nuovamente al ballo di quella sera.

Non aveva dunque tempo da perdere, con una sciocca guardiana di oche.

“Neanche oggi mi portate al ballo?” Chiese Doralice, mentre il Re la spingeva via.

“Non mi scocciare!” Le disse con sgarbo.

“Che gran dolore! Il mio cuore si spacca, come se una spina lo avesse diviso a metà.” Disse la principessa senza che il Re le prestasse attenzione.

Doralice tornata a casa, indossò il suo abito con i colori dell’acqua e si recò al ballo.

Non fece in tempo ad entrare nel salone che il Re, con occhi innamorati, l’aveva già trascinata a ballare.

“Sono la Principessa Malaspina dal cuore infranto…” Disse all’ennesima domanda del Re, che non capì e invece le regalò un magnifico bracciale.

“Non lascerò che mi sfuggiate ancora.” Le disse il Re.

Doralice sorrise ma, giudicando che era giunta l’ora di rientrare, scivolò via e fece perdere le sue tracce fermando le guardie, con una manciata di rubini.

Il terzo giorno, dopo il quotidiano battibecco con il Re, Doralice indossò l’abito dei pianeti.

Non c’era creatura più bella di lei e quando poco dopo, fece il suo ingresso al ballo, a tutti sembrò che il cielo fosse entrato nella stanza.

Il Re cominciò a girarle intorno, come fanno i pianeti con il sole.

“Chi siete?” Chiese ancora il Re.

“Sono la principessa Malaspina dal cuore spezzato …da un Re maleducato.”

E anche molto sciocco aggiungeremo noi, perché il Re non capì e per conquistarne l’amore, volle farle dono di un medaglione con il suo ritratto.

Doralice lo accettò e con grazia se lo mise al collo, ma giunta l’ora di ritirarsi, si eclissò come il sole al tramonto, facendo scomparire ogni traccia di sé.

Il Re da quel momento, fu preso da un male oscuro che lo rodeva dentro.

Il suo amore inconsolabile, lo faceva deperire e nessuno, era capace di curarlo.

La Regina madre era disperata e scese in cucina, per preparare qualche vecchio rimedio, che restituisse al figlio un po’ di forza e di speranza.

“Lasciate che sia io a farlo.” Disse Doralice, “Vi prometto che lo farò con tutto l’amore di cui sono capace.”

Preparò una crema squisita che il Re mangiò sotto lo sguardo vigile della Regina madre.

Sul fondo del piatto il Re trovò la spilla a forma di fiore.

Chiese se poteva averne un altro.

La Regina, felice che il figlio avesse ritrovato l’appetito, scese nuovamente in cucina per chiedere alla guardiana delle oche, un nuovo piatto che Doralice fu lieta di preparare.

La nuova crema, ancora più buona, fu divorata avidamente dal Re, curioso di vedere se sul fondo anche questa volta vi fosse qualcosa.

Il bracciale di rubini galleggiava sulla poca pietanza rimasta.

Chiese dell’altra crema e la Regina lo accontentò.

“Chi l’ha fatta?” Chiese il Re quando sul fondo trovò il medaglione con il proprio ritratto.

“È stata Doralice.” Disse la Regina madre.

Il Re balzò dal letto e scese in cucina, ma della fanciulla non c’era traccia, uscì in cortile e sentì le oche cantare:

-Qua, qua, qua

Come è bella sua maestà!

Il suo candore

Dritto al cuore colpirà!-

In mezzo a quel piccolo corteo starnazzante c’era Doralice che si liberava della propria corteccia, rivelando di essere la bellissima sconosciuta.

Il Re le chiese scusa per la propria stupidità e le domandò se voleva essere la sua sposa.

Anche se immagino lo possiate sospettare da soli… io ve lo confermo: sì, vissero per sempre felici e contenti.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Maria di legno N°103 vol. II; da GIGI ZANAZZO, Novelle favole e leggende romanesche, N°24 Maria de légno, Roma (Torino/ Roma 190, Vol. I° raccolte da G. ZAN. Delle tradizioni popolari romane)

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.