Fiabe
Ovest Europa

Il soldato che divenne Re

level 3
Difficoltà ***

Riassunto: Durante il turno di guardia tre soldati uccidono tre giganti, uno all’insaputa dell’altro. L’ultimo soldato, sfidando altre pericolose creature, salva una principessa, fuggendo prima che lei possa ringraziarlo. La principessa lo cercherà per sposarlo.

C’erano una volta tre soldati, lasciati a fare la guardia durante la notte, al limitare di un bosco.

I tre si erano organizzati per turni in modo che ciascuno potesse riposare.

Il primo si mise armi in pugno a camminare su e giù mentre gli altri due, srotolate le coperte, avevano creato già due giacigli di fortuna e appoggiata la testa sul braccio si erano addormentati russando.

Il primo soldato guardava la luna rischiarare il bosco, quand’ecco da dietro alcuni alberi spuntare un gigante che con voce minacciosa chiese: “Che fai qui? Questo è il bosco degli orchi!”

Il soldato senza rispondere imbracciò la sua spada e senza paura assaltò il gigante e in men che non si dica gli tagliò la testa.

Poi, pensando che i suoi amici potessero spaventarsi, prese il corpo e la testa e la gettò in un pozzo.

Si svegliò il secondo soldato che salutandolo domandò: “Tutto a posto?”

“Tutto calmo non si è mossa foglia!”

“Bene”, disse il secondo soldato, “fai buon riposo!”

Imbracciò la sua spada e si mise a marciare su e giù.

Era appena passata mezz’ora che dal bosco uscì un secondo gigante che vedendo il soldato disse: “Che fai qui? Questo è il bosco degli orchi!”

Il soldato spada in pugno senza preoccuparsi di rispondere spiccò un balzo e fu sul gigante che colto di sorpresa cadde, il soldato subito approfittandone con un sol colpo gli recise la testa.

-Non vorrei che si prendessero paura! – Si disse tra sé e trascinò il cadavere dentro il pozzo.

Finito il suo turno andò a svegliare il terzo soldato rassicurandolo che la notte scorreva via tranquilla.

Il soldato si stiracchiò, ringrazio il compagno e si mise a fare il suo turno di guardia.

Marciava immerso nei suoi pensieri, quando dal bosco spuntò un terzo gigante.

“Che fai qui? Questo è il bosco degli orchi!”

Il soldato imbracciò la sua spada e cominciò a dare fendenti, l’orco cercava di contrattaccare ma il soldato ebbe la meglio e con un colpo deciso e netto gli tagliò la testa.

Prese i resti e li gettò nel pozzo.

Incuriosito, decise di avventurarsi nel bosco per vedere da dove fosse venuta quella creatura spaventosa.

Cammina, cammina giunse in prossimità di una piccola casetta.

Si mise a girare intorno e trovata una finestra vide che dentro c’erano tre vecchie streghe che parlavano tra loro.

“Ormai e suonata mezzanotte.” Disse la prima.

“I nostri mariti sono usciti e non hanno fatto ritorno.” Disse la seconda.

“Dobbiamo andare a cercarli, forse è successo qualcosa.” Aggiunse preoccupata la terza.

“Io prenderò la lanterna che fa vedere lontano!” Disse la prima.

“Io la spada che può uccidere un intero esercito!” Disse la seconda.

“E io prenderò il fucile che può uccidere il Drago.” Disse la terza.

Il soldato si appostò vicino alla porta e via via che usciva una strega le tagliava la testa.

Raccolse i loro oggetti e si disse: -Chissà se è vero quello che hanno detto…-

Prese la lanterna e illuminò il bosco, il fascio di luce si spinse lontano, lontano, fino ad illuminare un castello a guardia del quale, era posto un esercito armato di lance. Incatenato alla torre più alta, la lanterna illuminò un grosso drago dagli occhi fiammeggianti.

Il soldato imbracciò la spada magica e la fece roteare sulla sua testa. SWISCH, fece la spada.

Come un soffio letale si propagò in lontananza.

Il soldato prese nuovamente la lanterna e vide che l’esercito era stato interamente abbattuto.

Il giovane volle allora provare il fucile.

Mirò nel buio della notte facendo esplodere l’unico colpo in canna, poi prese la lanterna e vide che il drago aveva reclinato la testa e giaceva morto ai piedi della torre.

Sempre più curioso si incamminò verso il castello per scoprire che cosa celasse.

Cammina, cammina, giunse al castello, salì i mille gradini della torre ed entrò in una stanza in cui dormivano tredici fanciulle, la più bella delle quali era adagiata sul letto.

Il giovane soldato si avvicinò per osservarla da vicino, le fece una carezza e le diede un bacio sulla fronte ma nessuno di questi gesti risvegliò l’incantevole fanciulla.

Il soldato che si era innamorato a prima vista, vedendo che indossava delle piccole pantofole ricamate, decise di prenderne una in suo ricordo, gliela sfilò con delicatezza e uscì.

Appena il soldato se ne fu andato la fanciulla si svegliò e con lei anche le sue damigelle.

“L’incantesimo è rotto! L’incantesimo è rotto!” Disse svegliandosi e, affacciatasi alla finestra vide infatti il drago e l’esercito sconfitti.

“Qualcuno è stato qui e ci ha liberati!” Disse felice e, poggiato il piede per terra si accorse di avere un’unica scarpina.

Tutti gli abitanti del regno si risvegliarono e il Re venne ad abbracciare la figlia.

“Dov’è il cavaliere che ti ha salvata e che ti avrà in sposa?” Chiese subito il padre.

“Non lo so, quando mi sono svegliata se n’era già andato ma ha portato con sé una mia scarpetta.” Rispose la figlia.

“Faremo un bando e lo troveremo!” Disse sicuro il Re e chiamato il ciambellano di corte si mise a dettare un editto:

-Chiunque abbia ucciso il Drago e sconfitto l’esercito si presenti al castello, per sposare la Principessa.”-

Passarono i giorni e non si presentò nessuno.

Il Re e la Principessa dopo un primo momento di perplessità, decisero di mescolarsi alla gente, in incognito e scoprire così qualcosa in più.

“Poco lontano da qui c’è una locanda dove spesso si fermano viandanti e soldati, ci travestiremo da locandieri e ascolteremo cosa si dice in giro.” Disse il Re.

Indossati abiti più semplici, padre e figlia si recarono alla locanda, dove spiegato al proprietario i loro intenti, si misero ad ascoltare le conversazioni di viaggiatori e pellegrini.

Capitarono alla locanda anche i tre soldati e vedendo quella graziosa locandiera si misero a farle la corte.

“Cosa mi raccontate di bello?” Chiese la Principessa.

“Io”, rispose il primo soldato, per farsi bello agli occhi della fanciulla, “ho ucciso un gigante.”

“Anch’io!” Disse il secondo con uguale intento del primo.

“Anch’io” Disse il terzo.

Ma gli altri due si misero a ridere!

“Non dire sciocchezze! Tu non uccideresti neanche una mosca!”

La fanciulla incuriosita lo pregò di continuare.

Gli altri due soldati capito che il prescelto era il loro compagno si alzarono e li lasciarono soli.

“In realtà ho ucciso anche tre streghe che erano le mogli dei giganti e poi un drago e un intero esercito. Ma forse anche lei come i miei compagni non mi crederà.”

“io ti credo”, disse la Principessa, “racconta ancora.”

“Sono arrivato in un castello dove dormiva una bellissima fanciulla, talmente bella che me ne sono innamorato e infatti in suo ricordo le ho rubato una pantofola…”

“E ce l’avete ancora?” Chiese la Principessa.

“Sì, la porto sempre con me.” Rispose togliendosela dalla tasca per mostrarla alla locandiera, che intanto continuava a mescere vino nel calice del soldato.

Il soldato per farla contenta, ne beveva uno dopo l’altro finché, cadde addormentato.

Subito la fanciulla chiamò il padre e le guardie perché portassero quel giovane al castello.

Gli tolsero i suoi abiti e mentre dormiva, lo lavarono, lo pettinarono facendogli indossare dei sontuosi abiti da principe.

Al mattino appena sveglio vedendosi nello specchio quasi si spaventò pensando che nella sua stanza ci fosse un altro giovane.

Gli abiti e la pettinatura lo avevano così cambiato che neppure lui sapeva riconoscersi.

“Dove sono? Chi sono?” Si mise a gridare.

Subito accorsero il Re e la Principessa: “Sei nel nostro castello e sei il mio sposo, perché hai rotto l’incantesimo e hai salvato la nostra vita.”

Furono decise le nozze a cui furono invitati anche gli altri due soldati, i quali avendo ucciso i due primi giganti furono proclamati duchi e vissero tutti quanti felici e contenti.

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Il soldato napoletano, N°100 vol. II; da: GIGI ZANAZZO, N°11 Li tre soldati, in Novelle, favole e leggende romanesche, raccolte da. (TORINO-Roma 1907)
(Vol. I delle “Tradizioni popolari romane”).

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.