Fiabe
Ovest Europa

Il lupo e la bambina golosa

level 1
Difficoltà *
Temi : Cibo Paura

Riassunto: Una bambina golosa ed ingorda non riesce a trattenersi dal mangiare tutto ciò che vede. Un giorno si mangia il cibo che la mamma aveva preparato per ringraziare il lupo di aver loro prestato una padella. Il lupo, sentendosi preso in giro, la mangerà.

C’era una volta una bambina molto golosa.

Il suo unico desiderio era quello di mangiare, non sognava altro se non di mangiare, mangiare, mangiare.

Invece di studiare mangiava i biscotti, piuttosto che aiutare la madre nelle faccende domestiche, preferiva mangiare ciambelle.

L’importante per lei era sgranocchiare, mangiucchiare, rodere, sminuzzare, triturare e ingozzarsi di cibo.

Non esisteva un’altra parola più bella di questa…

Le rare volte in cui non mangiava pensava a mangiare e ripeteva fra sé e sé:

-Cibo, dolce pietanza

non ce n’è mai abbastanza!-

A volte la madre pulendo la tavola raccoglieva le briciole di pane.

“Portale in giardino per gli uccellini.” Le diceva ma in giardino quelle briciole non arrivavano mai, tutte finivano nella sua pancia.

Anche mentre dormiva sognava di mangiare e i suoi denti erano sempre in movimento.

Era una bambina assai paffuta, morbida e tonda come un bignè, con due piccole gambette corte che le conferivano una particolare andatura, trotterellava come una palla che rimbalza.

Un giorno chiese alla madre di farle le frittelle di cui era particolarmente golosa.

La madre che l’accontentava sempre in tutto e che temeva di avere una figlia denutrita, si precipitò in cucina per prepararle.

Farina, uova, zucchero, non sembrava mancare niente, ma arrivato il momento di friggere, la madre si accorse che la padella era rotta.

Chiamò la bambina e le disse: “Vai dal Signor Lupo, giù in fondo alla valle e fatti prestare la padella.”

La bambina ubbidì di malavoglia, avrebbe preferito che andasse la madre e aspettarla a casa a mangiucchiare qualcosa, tuttavia la prospettiva che presto, morbide e calde frittelle avrebbero riempito l’aria con il loro profumo e la sua pancia con il loro buonissimo sapore, la convinse ad andare.

La bambina attraversò il bosco e giunse alla casa del Lupo.

Bussò, TOC, TOC.

“Chi è?”

“Sono una bambina.”

“Cosa vuoi?”

“Sono venuta a chiederle in prestito la padella per le frittelle.”

“Entra.” Disse il Lupo, la bambina un po’ tremante entrò.

Il Lupo si mise a cercare in cucina e dopo un po’ eccolo tornare con una grande padella che le porse gentilmente.

“Grazie”, disse la bambina, “gliela riporteremo presto.”

“Vi sarei grato, se insieme alla padella mi portaste anche un po’ di quelle frittelle che farete e se non chiedo troppo vorrei anche del pane e del latte.”

“Certo”, rispose la bambina, “lo dirò alla mamma.”

E presa la padella trotterellò via.

Le frittelle sfrigolavano nell’olio bollente e la mamma non faceva in tempo e metterle nel vassoio che già scomparivano nella pancia della bambina, mentre una frittella scendeva nella pancia, un’altra già veniva introdotta nella bocca e entrambe le mani ne stringevano altre due per non interrompere la catena di “montaggio”.

“Piano, piano…” Diceva la madre sorridendo amorevolmente, mentre riponeva alcune frittelle in alto sulla mensola per salvarle dalla voracità della figlia.

“Queste le abbiamo promesse al Signor Lupo.” Disse la madre agitandole un dito sotto il naso in segno di rimprovero.

“Ho preparato anche il pane e il latte così potrai ringraziarlo della sua cortesia.”

Tutto era pronto in un grande cestino di vimini, il cibo e la grande padella.

La bambina si mise in cammino e mentre camminava diceva tra sé:

-Cibo, dolce pietanza

non ce n’è mai abbastanza!-

Ma anche un altro pensiero si faceva spazio nella mente della bambina, tutte quelle frittelle per il Lupo… le sembravano un’ingiustizia e poi il viaggio era così lungo e il cestino così pesante.

-Se ne mangio una di certo non se ne accorgerà- Diceva sollevando il coperchio del cestino e prendendo una frittella.

Poi ancora una e un’altra ancora.

Una dopo l’altra le mangiò tutte.

-Pazienza, gli dirò che la mamma non ne aveva fatte abbastanza.-

Cammina, cammina, la casa del Lupo sembrava sempre più lontana e la bambina sentiva il profumo del pane appena sfornato.

Con la mano grassottella lo toccava e sentiva la crosta croccante sotto le dita.

-Magari ne prendo solo un pezzettino.- Diceva staccandolo e portandolo alla bocca.

-Come è buono. Niente è più buono del pane.- Diceva mentre ne staccava un altro pezzo.

Mastica, mastica le venne sete, prese la bottiglia e bevve un piccolo sorso.

Un sorso di latte e un pezzo di pane.

-Niente è più buono di un sorso di latte e un pezzo di pane- Così dicendo finì tutto quanto.

Giunta infatti a pochi passi dalla casa del Lupo si accorse che nel cestino a parte la grande padella di ferro non c’era rimasto più niente.

Disperata, non sapendo che scuse inventare, si guardò intorno: un sasso rotondo la fece pensare alla pagnotta.

Poco distante dal sasso, un animale aveva lasciato delle fumanti “polpette”.

– Proprio uguali alle frittelle della mamma.- Disse mentre le sistemava nel cestino.

Giunta davanti alla porta della casa del Lupo bussò.

TOC, TOC.

“Chi è?”

“Sono la bambina delle frittelle.”

“Entra pure”, disse il Lupo “accomodati.”

“Ho molta fretta, la mamma mi aspetta.” Diceva la bambina che posato il paniere non vedeva l’ora di scappare via.

Intanto il Lupo guardava dentro il cestino e quello che vedeva non sembrava convincerlo troppo.

Aprì la bottiglia e non ne uscirono che poche gocce, provò ad addentare il pane e quasi si spezzò un dente.

“Forse si è indurito durante il viaggio.” Disse la bambina con voce incerta e tremolante, camminando all’indietro verso la porta.

Il Lupo presa una frittella, l’annusò e provò ad assaggiarla.

“Puah!” Disse disgustato.

La bambina era già uscita e per quanto le sue corte gambette le consentissero si mise a correre a perdifiato.

Il Lupo intanto infuriato per la mancanza di rispetto si era messo sulle tracce della bambina e con quattro balzi la raggiunse.

La bambina tremava mentre il Lupo le girava intorno con gli occhi di fuoco.

“Hai mangiato tu le mie frittelle?”

“No…no…” balbettava la bambina, “forse, magari qualcuna…” Diceva con voce tremante.

“Hai bevuto tu il mio latte e mangiato il pane?” Le diceva facendosi sempre più vicino tanto da sentirne il respiro addosso.

“Non saprei, forse senza accorgermene…” Rispondeva cercando di farsi piccola, piccola mentre il Lupo si faceva più vicino con la bocca sempre più grande…

“Allora se è così io mi mangerò te!” Ringhiò mentre con un balzo le fu sopra e la inghiottì in un sol boccone.

“Davvero squisita”, disse leccandosi le dita, “Sapeva proprio di pane e latte con un dolce retrogusto di frittelle.”

Sazio e felice fece ritorno verso casa per digerire quella “pesante” bambina canticchiando fra sé e sé:

-Cibo, dolce pietanza

non ce n’è mai abbastanza!-

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Lo zio lupo, N°49 vol. I; da: PAOLO TOSCHI, Romagna solatia. Per le scuole medie e le persone colte (Milano, L. Trevisini, 1925) in “Canti, novelle e tradizioni delle regioni d’Italia, La fola de lòv

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.