Fiabe
Ovest Europa

Balbina e Malasorte

level 3
Difficoltà ***
Temi : Eroi Famiglia

Riassunto: Una principessa causa della sfortuna della propria famiglia, decide volontariamente di allontanarsi. Perseguitata dalla cattiva sorte, cambierà il proprio destino grazie all’incontro con una lavandaia.

C’era una volta un regno in cui regnavano un Re, una Regina e le loro sette figlie.

Un giorno il Re fu costretto a partire per la guerra.

Passarono i giorni, i mesi e infine un anno, e giunse la notizia che il Re era stato sconfitto e fatto prigioniero.

La Regina e le sue figlie per sfuggire i nemici, furono costrette ad abbandonare il castello e ritirarsi in una piccola casetta in riva al fiume, a vivere con poco.

Venne la primavera e la Regina scese al fiume a prendere l’acqua, quando una vecchia le si avvicinò per chiederle l’elemosina.

“Credetemi, vi coprirei d’oro se potessi, ma sono caduta in disgrazia e non posso aiutare neppure me stessa e le mie sette figlie.”

La vecchia allora, le prese la mano e le disse: “Conosco la vostra storia e conosco anche la causa. Una delle vostre figlie è nata sfortunata. Dovete mandarla via se volete che tutto torni a girare nel verso giusto. Questa notte andate nella camera delle vostre figlie, quella che parla nel sonno è la causa delle vostre sventure.”

Più tardi mentre le figlie dormivano placidamente, la Regina con una lanterna illuminò a uno ad uno il loro volto, dalla più grande alla più piccola.

Tutte dormivano sonni tranquilli, tutte tranne la più piccina che si agitava e bofonchiava parole incomprensibili.

La Regina cominciò a piangere e le lacrime caddero sul volto di Balbina che si svegliò.

“Perché piangi?” Le chiese.

“Piccola mia, una vecchia mi ha detto che tu sei la causa della nostra sfortuna e che questo non finirà finché non te ne andrai.”

Balbina scivolò fuori dal letto, si vestì e abbracciò la madre, e nonostante le proteste della Regina lasciò la casa prima del sorgere del sole.

Cammina, cammina giunse in una città ed entrò nel negozio di un mastro vetraio, per chiedere se poteva lavorare.

“Come ti chiami?”

“Balbina.”

“Sai dipingere sul vetro?”

“Certo!” Disse la giovane e subito fu messa lavorare.

Il mastro vetraio era così contento che lasciò che Balbina dormisse in negozio.

Quella notte un fracasso infernale svegliò Balbina, credendo che fossero i ladri andò a vedere e si trovò di fronte una vecchia lacera e sporca che rompeva le preziose vetrate dipinte mandandole in mille frantumi come il suo cuore.

Era la sua Malasorte che l’aveva seguita e niente poté fare per fermarla.

L’indomani il padrone vedendo quello scempio si mise ad insultare Balbina che piangendo cercava di spiegare, senza però riuscire a convincere il vetraio che, con malagrazia la gettò in strada.

Balbina si rialzò, pulì i vestiti dalla polvere e riprese il suo viaggio finché non arrivò in un’altra città.

Entrò in negozio di un mercante di tessuti per chiedere di lavorare.

“Come ti chiami?”

“Balbina.”

“Sai tessere?”

“Certo.” Rispose la giovane.

Giunta la sera il mercate permise a Balbina di dormire in negozio.

Il suo sonno venne interrotto da un forte trambusto.

La Malasorte con grosse forbici stava tagliando tutti i tessuti riducendoli in brandelli, come il suo povero cuore.

La mattina successiva, quando il padrone fece ritorno e vide quanto era accaduto prese Balbina per i capelli e spintonandola in malo modo la gettò in strada.

Le lacrime di Balbina non servirono a niente.

Stanca e disperata si mise in cammino giungendo ad un fiume dove poté lavarsi via la polvere.

In ginocchio sulla riva c’era una lavandaia che vedendo quella povera fanciulla dall’aria talmente sperduta le chiese: “Chi sei?”

“Sono Balbina.”

“Io sono Valenta, sei capace di lavare?”

“Certo.”

“Allora vieni qui con me.”

Balbina lavò con cura, insaponando e sciacquando bene.

Stese i panni al sole, stirò ogni singola piega e ricucì il più piccolo degli strappi, poi li consegnò a Valenta.

Gli abiti lavati da Balbina erano in realtà del Re che si accorse subito di quanto fossero stati puliti con cura e volle per questo ricompensare la lavandaia con 20 soldi in più.

Quella stessa sera, Valenta, che con quei soldi aveva comprato della farina, impastò due soffici panini.

Chiamò Balbina e le disse: “Scendi al fiume, lì incontrerai una vecchia con i capelli bianchi e i modi gentili, quella è la mia Sorte. Dalle un pane e chiedile di dirti dov’è la tua. Quando troverai la tua Sorte, lei non vorrà parlarti e ti tratterà male, non lasciarti intimidire e lasciale il pane.”

Balbina si recò al fiume parlò con la Sorte di Valenta e proseguì verso il fondo del bosco.

Fuori da una piccola casa, sporca e malmessa c’era una vecchia lurida e puzzolente.

“Buongiorno Sorte, ti ho portato questo pane.” Le disse Balbina con gentilezza.

La Sorte le voltò le spalle e bofonchiò qualcosa di incomprensibile.

Balbina lasciò il pane, la salutò e tornò da Valenta.

Ogni giorno lavava e stirava gli abiti del Re, il quale vedendo i propri vestiti ritornare profumati e puliti quasi fossero nuovi, ricompensava Valenta con mance sempre più generose.

Balbina tornò nuovamente a trovare la sua Sorte:

“Sorte, Sorticina mia ti ho portato il pane.”

La Sorte che aveva gradito l’altro pane, si avvicinò guardinga ma comunque ben disposta.

Appena le fu vicina, Balbina la immobilizzò, le tolse quegli abiti luridi e cominciò a lavarla senza ascoltare le proteste e le strilla della vecchia.

Pian piano che la sporcizia le andava via di dosso si calmò.

Sentendosi finalmente pulita, volle ricompensare Balbina regalandole una scatola.

Arrivata a casa mostrò il piccolo contenitore a Valenta che lo aprì, dentro c’era un piccolo bottone di madreperla.

“Non si può dire che si sia impegnata molto ma non lamentiamoci.” Sentenziò la saggia Valenta.

Il giorno successivo, la lavandaia si recò al castello per portare il bucato pulito al Re ma, lo trovò agitato e nervoso.

Il Re infatti stava per sposarsi ma proprio quella mattina si era scoperto che all’abito della futura sposa mancava un bottone di madreperla.

Per quanto si fosse cercato non ne avevano trovato uno uguale in tutto il regno.

Valenta si ricordò del bottone dato a Balbina, così lo consegnò al Re che per ringraziarla le disse: “Ti darò tanto oro per quanto pesa!”

Messo il bottone sulla bilancia il Re fece porre sull’altro piatto un po’ di oro senza che questa si muovesse.

Ordinò di aumentare e aumentare e aumentare…

Il bottone sembrava pesare tonnellate.

Nonostante dieci sacchi di oro, il piatto con il bottone si era appena mosso.

Il Re chiese a Valenta una spiegazione.

La lavandaia raccontò di Balbina, disse che era questa giovane a lavare i suoi abiti, a farlo con cura e amore.

Il Re incuriosito da questo racconto, chiese di incontrarla.

Quello stesso giorno Balbina giunse a corte e nonostante i suoi abiti semplici, il Re riconobbe nella sua grazia, l’eleganza che contraddistingue ogni vera principessa.

Balbina raccontò la sua storia e mentre narrava il Re si innamorava, colpito dal coraggio e dalla volontà della giovane Principessa.

Il Re ruppe il fidanzamento e chiese la mano di Balbina che accettò.

Venne fissata la data delle nozze.

“Vorrei tanto che ci fosse anche la mia famiglia. Non ho loro notizie da tanto di quel tempo! Forse ora, che la mia sorte è cambiata, potremmo rivederci.”

Dalla partenza di Balbina infatti, la sorte si era rovesciata, mutando tutto in meglio: il fratello della Regina saputo dell’accaduto era giunto in loro soccorso e mossa guerra ai nemici, riconquistò il castello e liberò il Re.

Così quando giunse l’invito, il Re, la Regina e le sei sorelle poterono dirsi finalmente felici, non avendo più avuto notizie di lei.

Balbina divenne Regina e Valenta la sua dama di Compagnia.

Fu fatta una magnifica festa che ancor memoria ne resta!

Barbara Lachi from: ITALO CALVINO, Fiabe Italiane, (prima edizione 1956), Edizioni Oscar Mondadori, Milano 2002. Titolo: Sfortuna N.149 Vol. III; da GIUSEPPE PITRÉ, Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, 86. Sfurtuna, raccontata da Agatuzza Messia. Palermo, 1875

La fiaba è stata scritta da Barbara Lachi che ha utilizzato come fonte principale la raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino. Le versioni di Barbara Lachi sono nella maggioranza dei casi la riscrittura, al fine di evitare problemi dovuti ai diritti d’autore, ma molte delle fiabe hanno subito vere e proprie modifiche nell’andamento e nei finali.