GUIDA PRATICA
Raccontare storie per
padroneggiare l’arte della parola

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Introduzione

Raccontare a scuola per padroneggiare la parola parlata

Tutto inizia con l’ascolto

La fase di immersione

C hiedere a una classe: «Chi conosce le storie? E molte dita si alzeranno. Ora chiedete loro: «Chi vuole raccontare una storia che conosce?» I pochi bambini che hanno tenuto le dita alzate avranno sicuramente qualcuno nella loro cerchia familiare che racconta storie oralmente. In questa fase, l’obiettivo è quello di permettere a tutti gli studenti di scoprire l’esperienza dell’atto di raccontare storie oralmente, senza il supporto di un libro. La fase di immersione copre tutte le sessioni necessarie fino a quando i primi bambini non oseranno raccontarle (di solito da 2 a 5 sessioni).

L’esempio è il primo strumento di trasmissione e, in virtù dell’imitazione, il primo mezzo di apprendimento. Durante le prime sessioni, l’insegnante (e/o un oratore esterno se necessario) sarà l’oratore principale e racconterà diverse storie, di varia complessità e durata.

Questa fase dovrebbe stimolare il desiderio dei bambini di raccontare storie. Per farlo, gli adulti devono sentirsi a proprio agio con la loro storia, devono credere in quello che dicono. Senza convinzione, come possono aspettarsi che il pubblico creda alla loro storia? Quando raccontano, aiutano, nella mente di chi ascolta, a rappresentare le immagini che compongono la storia, usando le proprie parole, i propri gesti, lasciando la possibilità, se necessario, di interagire con gli ascoltatori.

COSA C’È IN GIOCO CON LA RIPETIZIONE.

Per poter appropriarsi di una storia, è meglio ascoltarla più volte. Ecco come la percezione di una storia (ascolto attivo) può cambiare da una sessione all’altra.

1. Primo ascolto:
alla scoperta della storia.

2. Secondo ascolto:
verifichiamo se abbiamo capito bene, apprezziamo meglio alcuni dettagli.

3. Terzo ascolto:
acquisiamo l’intera storia vedendola nel suo insieme, eventualmente la colleghiamo ad altre, scoprendo o costruendo significati nascosti - è una fase di interpretazione.

4. Quarto ascolto:
ci appropriamo della storia, ne abbiamo una conoscenza attiva, possiamo raccontarla con le nostre parole.

Puoi farcela!

Anche senza esperienza, l’insegnante deve lasciarsi raccontare: solo perché non ha mai raccontato una storia prima, non significa che non possa farlo. Inoltre, i bambini rispettano il discorso dell’insegnante. Non si tratta di fare uno spettacolo artistico, ma di insegnare ai bambini a parlare in modo strutturato. I bambini saranno ancora più propensi a farlo se sarà il loro insegnante, e non un mediatore esterno, a dare loro l’esempio.

I racconti sono stati messi nei libri, ma possiamo farli uscire. Qualcuno dirà: è scritto così bene che non si possono cambiare le parole… Ma sì, si possono cambiare! Chiudi il libro, lo sai a memoria, prova a dirlo, fidati di te stesso, conosci la storia, osa le tue parole, le tue emozioni. La storia è una somma di immagini mentali. Le illustrazioni possono essere facoltative, ma non il corpo, la voce, o il tempo necessario per collocare queste immagini.

Vi offriamo i fogli pratici con consigli
per prepararvi e permettervi
di raccontare le storie.

La scelta dei racconti

P rima di trovarsi davanti ai bambini, l’insegnante dovrà scegliere le storie ed essere pronto a raccontarle. Può cercare nel database dei racconti, oppure, se cerca un racconto legato a un tema specifico, utilizzare le schede tematiche.
Criteri di scelta: tema, età, tipo di storia, per non parlare della peculiarità del racconto! È possibile e persino consigliabile alternare la narrazione con altre forme di narrazione più partecipative come «piccole forme» (vedi il foglio pratico F6 sulle piccole forme), filastrocche, indovinelli, scioglilingua, racconti con le dita…

I bambini amano sentirsi raccontare
la stessa storia più e più volte!

L’insegnante racconta le stesse storie più volte da una sessione all’altra. Durante una sessione, i racconti già conosciuti si mescolano a quelli nuovi. Ogni sessione può essere una combinazione di diverse forme di narrazione, con o senza la partecipazione dei bambini.
Racconti popolari tradizionali di diverseculture (biblioteca di racconti). Si tratterà di offrire la possibilità di scoprire storie locali, ma anche storie di altri paesi, per aprirsi alla ricchezza europea e globale di questo patrimonio culturale. Potrebbe anche essere interessante presentare versioni di più paesi diversi per la stessa storia per mostrare che le storie viaggiano.
Gli indovinelli (a partire dalla prima elementare) permetteranno ai bambini di utilizzare le loro conoscenze in modo diverso e divertente.
Proverbi
Gli scioglilingua
Storie di dita (Finger stories)
Filastrocche (fino a 6 anni)
Canzoni tradizionali del mondo

Obiettivi della fase di immersione

I n questa fase, si tratterà di offrire ai bambini un’immersione nel discorso e nella narrazione per risvegliare in loro il desiderio di chiedere la possibilità di raccontare le storie che hanno sentito loro stessi. Per i bambini, questo momento deve essere un momento di libertà di ascolto. L’insegnante dovrà avere pazienza e aspettare che i bambini chiedano di parlare. Alcuni coglieranno molto rapidamente l’opportunità di raccontare, altri ci metteranno più tempo. Il solo ascolto delle storie permetterà a tutti di costruire una prima cultura condivisa, scoprendo le culture orali:
• Esercitare il senso dell’ascolto attivo e della memorizzazione.
• Imparare il vocabolario, i giri di frase, i modi di articolare le affermazioni.
• Comprendere la struttura logica della storia.
• Permettere ai bambini di creare le proprie immagini mentali.
• Formare una cultura della narrazione.
• Sviluppare nel bambino una rappresentazione dell’atto della narrazione.

Il passaggio alla fase successiva dipenderà dalla velocità con cui il parlato/ discorso (speech) diventerà accessibile in classe. In alcuni gruppi, i bambini chiedono di parlare alla terza sessione, in altri è talvolta necessario attendere la sesta sessione…

Le storie di escursionismo (Hiking stories) offrono una struttura ripetitiva che facilita la comprensione e la memorizzazione. Questa struttura permette loro di essere già narratori in una situazione di ascolto perché identificano e anticipano ciò che verrà detto. Le storie di escursionismo ci permettono di lavorare sulla cronologia degli eventi ma anche sulle relazioni logiche di causa ed effetto. Nel racconto La grande rapa (versione di Alexei Tolstoy), c’è il legame tra il fallimento della rimozione del ravanello e il richiamo di un nuovo personaggio, così come il legame tra la rimozione del ravanello e la caduta dei personaggi.

Racconti in cui l’eroe, debole, la fa franca con l’inganno, ci permettono di lavorare sulle interazioni tra i personaggi. In Le tre capre (La capra bianca, Poitou, 1891, Léon Pineau), per non essere mangiate dal troll, le capre gli hanno promesso un pasto più generoso con il seguente fratello. A Roulé le Loup (la storia della vecchia signora che si nasconde in qualcosa di cavo per sfuggire al lupo), la nonna spiega al lupo che sarà più interessante mangiarla al ritorno dal matrimonio della figlia, dove avrà mangiato bene; quando sarà il momento, si nasconderà in un cocomero...

Come io ispiro il desiderio di raccontare?

Testimonianza di Jean-Christophe Gary, insegnante

«Scelgo in anticipo un’ora che mi sembra conveniente, preferibilmente a metà settimana, evitando la fine della giornata. All’inizio dell’ora, faccio il richiamo, poi, senza transizione, racconto una storia. Poi continuo con la lezione in corso. La settimana successiva, alla stessa ora, dopo il richiamo, racconto una o due storie.

 

La terza settimana, faccio il richiamo, poi vado direttamente in classe. Immediatamente, gli studenti reagiscono: «E le storie?» Fingo di essere sorpreso, poi, questa volta su loro richiesta, inizio a raccontare loro diverse storie. Così, a poco a poco, queste ultime occuperanno l’intera ora, e molto rapidamente gli studenti mi chiedono: «Facciamo il tempo delle storie? «Sono loro a dare il suo nome a quest’ora». Dal momento in cui Story Time viene nominato, preparo una sorpresa per i miei piccoli protégés: quando entrano in classe, i banchi vengono spostati e le sedie disposte in cerchio; le sessioni successive, sono gli studenti che si occuperanno dell’allestimento.

 

Organizziamo una rotazione, su base volontaria, che funziona molto bene. Sentendo il piacere di ascoltare le storie, sentono istintivamente il bisogno di raccontarle. Così quando qualcuno viene da me e mi chiede se anche loro hanno il «diritto» di raccontarle, io rispondo: «Santo cielo, è una buona idea! «Così, gradualmente, le parole degli allievi si integrano con quelle dell’insegnante. Per facilitare l’accesso alle loro parole, non esito a insistere sul valore della ripetizione. Un racconto è masticato, agitato, trasmesso e condiviso. Non sentiamo mai e non raccontiamo mai la stessa storia due volte.

Tempo per i bambini

Un’attività rituale

S i tratta di creare una vera e propria pratica del parlare, di impostare un’attività con i suoi codici: ascoltare e partecipare quando viene chiesto, rispettando la parola del narratore senza interromperlo. Il bambino ne avrà l’opportunità:
• osare di parlare al gruppo senza essere criticato
• provare a raccontare una storia dall’inizio alla fine.

La pratica rende perfetti!
Raccontando che si diventa un buon oratore!

Il cerchio del discorso

B ambini e adulti si posizionano in cerchio. D’ora in poi, tutti possono chiedere di raccontare. L’insegnante dovrà avere pazienza e dare ai volontari la possibilità di parlare. I bambini diventano gli oratori principali. È un momento collettivo in cui ogni bambino sente le cose a modo suo. Se uno studente non vuole ascoltare le storie, può allontanarsi dal cerchio e rimanere nella stanza senza interrompere gli altri.

L’adulto deve essere attento. Il ruolo dell’insegnante è poi quello di facilitare la circolazione del discorso, fino a quando il gruppo non riesce a regolarsi, quando si crea un circolo virtuoso, dove tutti possono raccontare. Durante queste sessioni, l’insegnante continua a raccontare ai bambini storie già sentite, ma anche nuove storie (una o più ad ogni sessione). L’insegnante può scegliere di limitare il discorso alle storie già ascoltate o di aprirlo a ciò che i bambini possono voler portare dall’esterno.

Le formule possono essere usate per iniziare una storia (C’era una volta - tanto tempo fa, quando gli animali parlavano) e per finirla. Sono punti di supporto che possono aiutare i bambini quando iniziano a raccontare le loro storie.

Assistenza reciproca

P er permettere ai bambini di provare, di sbagliare, di rendersi conto che non sono pronti e di riprovare fino a quando non ci riescono, l’insegnante dovrebbe limitare le sue correzioni sugli interventi agli errori riguardanti la struttura della storia. Altri errori (accordo, coniugazione, sintassi, ecc.) dovrebbero essere lasciati il più possibile inalterati e lavorati al di fuori delle sessioni di narrazione.
Quando uno studente si trova nel bel mezzo della sua storia, l’insegnante può chiedergli se vuole un aiuto. Se il bambino accetta di essere aiutato, l’insegnante può incoraggiare gli altri studenti a intervenire in modo da promuovere l’aiuto reciproco all’interno del gruppo. Chi è in ascolto potrà aiutare chi racconta, se necessario. Gradualmente, gli studenti prenderanno quindi l’abitudine di intervenire solo per correggere un errore, ma soprattutto per aiutare un raconteur esitante, o uno che ha dimenticato una sequenza necessaria per la sequenza della struttura narrativa.

In questo caso possono:
• interromperlo per fargli sapere quanto è stato dimenticato;
• parlare con il permesso dell’insegnante per compensare la sua incapacità di continuare la storia

Coloro che si sentono meno a proprio agio a parlare

P er i bambini più timidi o a disagio, la pratica del parlare prevede prima di tutto forme di narrazione partecipativa (filastrocche, lingua/parrucche, racconti con le dita…) e l’ascolto delle storie degli altri. Questi bambini chiederanno di parlare quando si sentiranno pronti. Anche se non lo raccontano in classe, lo diranno ad altri bambini o adulti della famiglia nel momento che riterranno più opportuno. Questo momento di narrazione non si ferma alla fine della sessione, ma si apre al mondo esterno, per diffondersi… Le storie circolano fuori dalla classe, fuori dalla scuola, questo è un dato di fatto!

Da un’aula classe all’altra

Q uando gli studenti vanno a raccontare in altre classi, che orgoglio (preferibilmente con i più giovani). Questa fase può essere un modo per sviluppare i collegamenti tra le diverse classi. I bambini che raccontano storie hanno l’opportunità di raccontare storie per chi non le conosce ancora.

Porte aperte

L a pressione dell’ambiente scolastico è spesso elevata per gli insegnanti, che devono fare spettacolo davanti ai genitori e al resto della scuola. Idealmente, queste sessioni di esercitazione vocale non dovrebbero essere l’oggetto di uno spettacolo di fine anno. Se assolutamente necessario, l’insegnante può, se lo desidera, organizzare una scia (foglio pratico) con i genitori, oppure storie raccontate dagli alunni che lo desiderano in altre classi della scuola (foglio pratico). Quando possibile, queste sessioni possono essere aperte alle famiglie che lo desiderano per arricchire il legame tra la scuola e le famiglie. Tale apertura potrebbe essere estremamente fruttuosa, soprattutto nel caso di famiglie straniere o non francofone. Le famiglie possono anche, se lo desiderano, cantare o raccontare in francese o nella loro lingua, purché il loro bambino possa tradurre la storia nella lingua.

ORGANIZZAZIONE PRATICA :
PROTOCOLLO «IDEALE», DA ADATTARE SECONDO LE SCUOLE

Avere uno spazio (biblioteca, aula scolastica...):
• abbastanza grande da permettere a tutta la classe di sedersi
in cerchio (sul pavimento o sulle sedie).
• abbastanza lontano, in modo che i bambini non siano
distratti dal passaggio e dai rumori circostanti.
• non troppo grande perché la voce si perda nello spazio.

Impostare un ritmo regolare:
• una sessione settimanale, stesso giorno, stesso luogo,
stessa ora (se possibile al mattino).

La durata deve essere adattata all’età e alla capacità di ascolto degli studenti:
tra 30 minuti e 1 ora.

Svolgere queste sessioni in tutta la classe (se possibile):
• per contribuire alla costruzione di uno spirito di gruppo attraverso la pratica del rispetto della parola dell’altro e la condivisione della stessa eredità orale.
• I bambini si siedono in cerchio (sul pavimento o sulle sedie). L’insegnante e gli altri adulti siedono in cerchio in mezzo a loro.

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